Sostenibilità

Sogni di periferia

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In un’officina dismessa al Villaggio artigiano di Modena “La disobbedienza dell’acqua” del collettivo Amigdala. Nel segno della rigenerazione culturale
di Marco Fratoddi
 
 
Festival Periferico 2017 5Che cosa c’è di più difficile da raccontare di un sogno? L’esperienza è troppo profonda e allo stesso tempo contraddittoria per essere restituita linearmente, come se fosse una narrazione composta nel pieno della consapevolezza. Rappresenta perciò un terreno insidioso, affascinante ma problematico, quello prescelto dal collettivo Amigdala per “La disobbedienza dell’acqua”: una creazione visiva che integra il video e l’installazione ambientale all’interno di un luogo svuotato di senso, come molti se ne trovano da queste parti. Siamo nel Villaggio artigiano di Modena, alla periferia occidentale della città, dove negli anni Cinquanta l’amministrazione rispose con questo insediamento alla crisi dell’industria pesante. L’esperimento riuscì: agli operai licenziati dalle fabbriche si propose di mettersi in proprio e l’ingegno di tante maestranze – tra officine meccaniche, manifatture di componenti per l’indotto della Fiat ma anche tipografie, falegnami, maglifici o quant’altro – produsse un distretto che celebrò con largo anticipo il modello tutto italiano della piccola e media impresa.
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Accordo WEEC-Università di Torino: una casa prestigiosa per la rete mondiale

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Il Rettore dell’Ateneo torinese e il Segretario generale WEEC firmano un protocollo di intesa. La rete mondiale di educazione ambientale e l’Università di Torino consolidano la collaborazione
 
DELEGAZIONE WEEC A UNITO
Il 12 luglio scorso Gianmaria Ajani, Magnifico Rettore dell’Università di Torino e Mario Salomone hanno firmato un Protocollo di inntessa che istituzionalizza la collaborazione tra rete mondiale di educazione ambientale (WEEC Network, www.weecnetwork.org) e l’Ateneo, che diventa sede di alta rappresentanza del Segretariato Permanente.
Ajani e SalomoneLa firma è avvenuta alla presenza di una delegazione WEEC rappresentativa di tre continenti (nelle foto a lato).
A curare operativamente la collaborazione per conto dell’Università sarà la Cattedra UNESCO, che già ora cura la segreteria di redazione della rivista scientifica della rete italiana WEEC (“Culture della sostenibilità”). La Cattedra è stata istituita nel 2010 presso l'Università degli Studi di Torino per promuovere un sistema integrato di ricerca, formazione, informazione e documentazione in materia di sviluppo sostenibile e gestione del territorio e per facilitare la cooperazione internazionale e la diffusione dei risultati della ricerca tra istituti di ricerca e università in Italia e nel mondo.
 
Torino, una delle Università più “verdi” del mondo (e una delle più antiche)
 
L’Università di Torino, fondata nel 1404, con i suoi oltre sei secoli di storia e più di 70.000 studenti è una delle più importanti e prestigiose università italiane. Nel 1506 vi si laureò Erasmo da Rotterdam.
Molti tra i protagonisti della vita politica italiana del Novecento si sono formati all'Università di Torino, da Gramsci a Gobetti a Togliatti, oltre a due Presidenti della Repubblica Italiana, Luigi Einaudi e Giuseppe Saragat.
L’Ateneo è anche tra i più attivi e impegnati al mondo nel campo della sostenibilità ambientale.  
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Trump e i negazionisti

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Sono trascorsi quasi due anni dagli “accordi” di Parigi sui mutamenti climatici, ma nulla lascia intendere e sperare che si vada avanti lungo la strada disegnata in quegli incontri. Profetici i versi del librettista della Traviata
 
di Ugo Leone
 
Riprendiamo con piacere l’articolo di Ugo Leone uscito su “Rocca” n. 13 del 1° luglio 2017:
L’indomani di quel lungo incontro alla COP21 (30 novembre al 13 dicembre) con una ventata di ottimismo si era indotti a cantare la verdiana “Parigi, o cara, noi lasceremo, la vita uniti trascorreremo.
 De’ corsi affanni compenso avrai, la tua salute rifiorirà…”.
Così canta Alfredo alla traviata, ma ormai quasi moribonda, Violetta. E così sembrava potessero cantare i rappresentanti dei 195 Stati riuniti a Parigi nel tentativo di risolvere i gravi problemi del pianeta: bastava mettere Terra al posto di Violetta e tutto tornava. Perché i versi di Francesco Maria Piave, il librettista della Traviata, sono veramente profetici: i partecipanti alla Conferenza di Parigi lasciavano la città felici di avere gettato le premesse per un futuro migliore dove si potrà vivere uniti perché la Terra, in tal modo compensata per i maltrattamenti ricevuti, potrà finalmente rifiorire godendo di ottima salute.

 
Ci vuole un… “Decologo”
 
Ma cerchiamo di capire come stanno andando le cose. E come si stanno orientando dopo la elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e la sua partecipazione, diciamo così, al G7 di Taormina (maggio 2017) e quella ancora più breve di Scott Pruitt suo rappresentante al G7 per l’ambiente a Bologna (giugno 2017).
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Siccità: acquedotti colabrodo e altre insipienze

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In Italia si lavora solo sull’emergenza, senza una azione lungimirante di prevenzione.
Non aspettare le “vacche magre”: lo spiegava già Giuseppe interpretando i sogni del Faraone, migliaia di anni fa
di Ugo Leone
 
È siccità. E la Coldiretti stima danni in un miliardo di euro.
Se lo fa avrà certamente elementi per questa valutazione. Ma è l’ennesima dimostrazione della politica del rattoppo che governa il nostro Paese. Il quale si accorge di un danno, del manifestarsi di un pericolo e delle sue conseguenze (generalmente prevedibili) quando ormai il guaio è fatto e c’è solo la possibilità (costosa) di rattopparne gli effetti mettendo qualche pezza qua e là. In altro modo andrebbero le cose se, conoscendo gli eventi e le loro conseguenze, si operasse per prevenirli.
La siccità è un fenomeno naturale, consueto in talune aree della Terra, meno in altre tra cui l’Italia. Quando si verifica ne risente soprattutto l’agricoltura che è la maggiore consumatrice di acqua: per gli esseri umani e per gli animali le cui carni ci vengono date da mangiare. (non anche per i pesci che hanno altri problemi). In questi casi l’unica “pezza” possibile (costosa, ripeto) è quella di indennizzare gli agricoltori e provvedere ai consumatori incrementando le importazioni dei prodotti necessari e insufficienti per soddisfare la domanda (magari non le reali esigenze).
 
Le possibilità di prevenire non mancano
 
Ma, dicevo, sarebbe ben diverso se il danno si prevenisse.
 
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