Statistiche e ambiente: Leontief, il grande pioniere

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Premio Nobel per l’economia nel 1973, il precoce genio russo si trasferì negli USA, dove diede vita al calcolo delle interdipendenze settoriali della circolazione di denaro e di beni materiali. Si chiese anche dove vanno a finire le scorie di tutte le attività di produzione e di consumo, gettando così le basi della contabilità delle unità fisiche, in tonnellate di materiali e in calorie di energia scambiati fra i vari settori dell'economia e scaricati dai settori economici nei corpi riceventi della natura. Senza dimenticare l’impegno attivo nei movimenti per il disarmo e per la solidarietà internazionale.
 
Giorgio Nebbia
 
leontiefGli anni venti sono stati, nell'Unione sovietica, un periodo di grandi fermenti e speranze; il governo bolscevico instaurato da Lenin doveva ricostruire un paese devastato dalla guerra e della crisi economica, con industria e agricoltura arretrate, con una popolazione dilaniata da divisioni e odi interni. Non sarebbe stato possibile risollevare l'industria del grande paese, ricco di risorse naturali, non sarebbe stato possibile riportare gli alimenti e le merci nei negozi, senza una pianificazione capace di indicare le priorità produttive: elettricità, carbone, concimi, acciaio, grano, eccetera. E la pianificazione richiedeva la conoscenza di un quadro completo delle produzioni e dei loro rapporti: quanti concimi e trattori occorrono per aumentare la produzione di grano; quanto carbone per aumentare la produzione di acciaio; quanto acciaio per produrre i trattori?
 
A 19 anni inizia il cammino verso il Premio Nobel
 
Per dare una risposta a tali domande Lenin e, dal 1924, Stalin, raccolsero in uno speciale ufficio, Gosplan, i migliori ingegni economici, matematici, ingegneristici sovietici, per costruire il primo bilancio economico dell'URSS. In questa atmosfera lavorò un giovanotto, Wassily Leontief, che nel 1925, ad appena 19 anni, scrisse il primo dei numerosi articoli che lo avrebbero portato al premio Nobel. Leontief dichiarava di essere nato nel 1906 a San Pietroburgo (ma in realtà era a Monaco di Baviera nel 1905, morì nel 1999), si era laureato a Berlino, aveva studiato poi in Inghilterra, e si era trasferito negli Stati uniti dove fu assunto, negli anni trenta del Novecento, dall'ufficio di ricerche economiche col compito di redigere, per l'America, un bilancio delle interrelazioni tecniche ed economiche simile a quello a cui aveva lavorato nell'URSS.
Visto in retrospettiva si trattava di un lavoro gigantesco; occorreva avere attendibili informazioni statistiche, comprendere come ciascun settore economico "vende" merci a tutti gli altri settori e rifornisce, con le proprie tasse, le tasche dello stato; come le famiglie "vendono" il proprio lavoro ai vari settori economici e col ricavato acquistano i beni e i servizi necessari.
 
Input e output
 
Una grande circolazione di denaro e di beni materiali che può essere "scritta" in una grande "tabella" di interdipendenze settoriali o, come si dice, di rapporti input-output. Ciascun settore produttivo e di consumi finali e di servizi ha una entrata (input), proveniente da tutti gli altri settori e a tutti gli altri settori cede qualcosa (output): materie prime, energia, metalli, grano, automobili, concimi, tessuti, carne in scatola, eccetera.
E questa gran massa di dati doveva essere rappresentata in una forma matematica adatta a rispondere alla domanda: per far aumentare del 10 percento la produzione di acciaio, di quanto deve aumentare la produzione di minerali, la richiesta di mano d'opera, di quanto aumenteranno i consumi delle famiglie? Proprio per elaborare i milioni di dati necessari per la prima tavola input-output dell'economia americana, pubblicata nel 1941, le industrie furono spinte a produrre i primi calcolatori elettronici, enormi intrecci di fili e valvole con una velocità di calcolo cento volte inferiore a quella di un moderno computer da tavolo. Ma senza la domanda rappresentata dall'elaborazione della tavola di Leontief non si sarebbero mossi i primi passi verso l'odierna microelettronica.
 
Residui e scorie che danneggiano e inquinano le acque, l'aria, il suolo
 
Oggi ogni paese "scrive" le proprie tavole intersettoriali dell'economia, quelle che consentono, con opportuni artifizi contabili, di elaborare il "prodotto interno lordo", quel PIL di cui i governanti seguono con ansia l'aumento o la diminuzione. Per il suo lavoro Leontief, morto all'inizio del 1999 all'età di 93 anni, ebbe il premio Nobel per l'economia nel 1973.
Leontief ha dato anche un importante contributo alla fondazione della economia dell'ambiente. Proprio sulla base della sua analisi dei flussi di materia e di denaro attraverso l'economia, Leontief possedeva le conoscenze scientifiche necessarie per chiedersi dove vanno a finire le scorie di tutte le attività di produzione e di consumo. Ogni mille euro di denaro che vengono trasferiti da un settore economico ad un altro sono accompagnati da un movimento di materiali e dalla formazione di residui e scorie che danneggiano e inquinano le acque, l'aria, il suolo.
 
Quanti chili di gas, o di acque di rifiuto, o di rifiuti solidi, accompagnano l’attività economica?
 
Nel 1971 Leontief fu il primo a proporre l'aggiunta, alla sua tavola input-output degli scambi economici, di un'altra tabella in cui figuravano quanti chili di gas, o di acque di rifiuto, o di rifiuti solidi, accompagnano quello scambio di mille euro di cui si parlava prima. Questo primo saggio di Leontief, tradotto e pubblicato nel libro del prof. Gianni Cannata, Saggi di economia dell'ambiente (apparso a Milano nel 1973 e, purtroppo, ora quasi introvabile), ha gettato le basi di un lavoro, ormai svolto in decine di centri di ricerche, per redigere una contabilità economica non più in unità di soldi, in euro, ma in unità fisiche, in tonnellate di materiali e in calorie di energia scambiati fra i vari settori dell'economia e scaricati dai settori economici nei corpi riceventi della natura.
Leontief ha condotto altre ricerche sull'economia mondiale, ha scritto libri fondamentali, in parte tradotti anche in italiano, ha ricevuto il riconoscimento di numerose lauree honoris causa da molte Università, è stato attivo nei movimenti per il disarmo e per la solidarietà internazionale.
Leontief non ha mai rinnegato la sua origine russa e si è sempre considerato un russo e insieme un americano: un vero colosso della cultura mondiale, non solo economica, da conoscere meglio.
 
 

Sensibilizzare istituzioni e cittadini sulla tutela della macchia mediterranea

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Un percorso di educazione ambientale e una carta dei comuni custodi della macchia mediterranea: iniziative in Sicilia e un impegno dei Comuni per l’educazione ambientale. Un convegno internazionale previsto a Noto per il prossimo giugno. A fronte della modesta incidenza territoriale, appena il 2% della superficie del globo, la macchia accoglie più del 20% delle specie vegetali e animali ad oggi censite.

 

Macchia mediterranea map

Cresce e avvia percorsi di educazione ambientale nelle scuole (con l'incontro svoltosi a Noto, Palazzo Trigona, i 3 febbraio 2018) il movimento siciliano per la difesa della macchia mediterranea.
Il movimento ha preso il via con un appello di Aurelio Angelini, docente dell’Università di Palermo, Francesco Cancellieri, Presidente della Associazione Centro di Educazione Ambientale di Messina, Renato Carella, Presidente dell’Associazione di Volontariato Ambientale “Ramarro Sicilia”, Giuseppe Lo Paro, docente dell’Università di Messina, Vincenzo Piccione, docente dell’Università di Catania, Francesco Maria Raimondo, docente dell’Università di Palermo e già presidente della Società Botanica Italiana, Salvatore Scuto, già Dirigente dell'Assessorato Regionale BB. CC. AA.,
Ne è nata la richiesta un impegno di informazione, comunicazione, educazione e tutela del bene macchia mediterranea tramite la “Carta dei Comuni custodi della macchia mediterranea – Carta di Caltagirone”. I Comuni siciliani che hanno inizialmente aderito alla Carta sono quelli di Caltagirone, Palermo, Messina, Noto, Niscemi, S. Teresa Riva, Floresta, Gela, Licodia Eubea, Palazzolo Acreide, Montelepre, Castelbuono, Caltanissetta, Gela, Castel di Judica. Altri 40 hanno aderito successivamente assieme al Parco dei Nebrodi e a varie Riserve e associazioni (INU, Federtrek, MdF, ...). Fuori dalla Sicilia ha aderito anche il Parco Naturale di Portofino.
Sviluppare l’educazione ambientale
La Carta rivolge un forte appello a sviluppare l’educazione ambientale:
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La parabola del vignaiolo

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La parabola del vignaiolo e dl fabbricante di scarpe riflette eventi davanti a tutti noi ogni giorno: la contraddizione tra natura, economia, benessere. Rileggere Arthur Cecil Pigou perché le diseconomie esterne, sociali e ambientali, che ci sono sempre, non ricadano sulle classi meno abbienti e anche i ricchi paghino
 
Giorgio Nebbia
 
book on PigouArthur Cecil Pigou, economista inglese, nato nel 1877, allievo, nell’Università di Cambridge, di Alfred Marshall (1842-1924) nel 1912 scrisse la sua principale opera, Ricchezza e benessere, di cui pubblicò varie riedizioni col titolo Economia del benessere, a partire dal 1920. Fra le altre sue opere si può ricordare L’economia dello stato stazionario, pubblicata nel 1935 in piena crisi economica, in un tempo che assomiglia sotto molti aspetti a quello odierno. Fu uno dei primi sostenitori dell’imposta sul reddito e dell’intervento dello stato per correggere i “fallimenti del mercato”, fonti di diseconomie esterne, di danni e costi per alcuni soggetti economici in seguito all’operare, anche se lecito, di altri soggetti economici.
 
Nessuno agisce da solo
 
Vale la pena di ricordare Pigou in un tempo in cui le sue anticipazioni non solo trovano conferma, ma possono farci comprendere meglio quello che ci aspetta. Il contributo di Pigou alla “economia del benessere” si può così riassumere: nella vita economica le azioni di ogni soggetto economico non sono isolate, ma influenzano, nel bene e nel male, altri soggetti economici circostanti, “esterni”, e da questi stessi sono influenzati. Se una fabbrica sta vicina ad altre (si pensi ai poli industriali) ne trae vantaggio perché tutte mettono in comune servizi, strade, aeroporti e ciascuna trae beneficio da questa integrazione; le economie integrate però possono anche essere fragili proprio perché dipendono l’una dalle altre. D’altra parte ogni attività di un soggetto economico può provocare “diseconomie esterne”, cioè danni e costi ai soggetti economici vicini.
 
Monetizzare il danno?
 
Immaginiamo un soggetto economico, un vignaiolo, che produce uva, un bene utile, e che, vendendola, guadagna diciamo 100 lire all’anno; un giorno accanto alla vigna si insedia una fabbrica di scarpe, in modo del tutto legittimo, anzi lodevole perché produce una merce, le scarpe, di cui c’è bisogno e fa lavorare gli operai e assicura benessere alle loro famiglie. Però dal camino della fabbrica escono dei fumi che ricadono sulla vigna vicina e danneggiano l’uva al punto che il vignaiolo, dopo l’arrivo della fabbrica, guadagna soltanto 50 lire all’anno. Il vignaiolo va dal fabbricante di scarpe e gli chiede un risarcimento per il danno subito.
 
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La scienza biomimetica: i successi di una nuova scienza

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Specie molto recente nella scala dell’evoluzione, gli esseri umani non hanno ancora imparato come trarre il meglio dalla natura, come hanno fatto invece milioni di specie di vegetali e animali nel corso di diecine di milioni di anni. Eppure molti fenomeni naturali, opportunamente compresi e copiati, consentirebbero di ottenere nuovi prodotti utili e di interesse commerciale
 

Giorgio Nebbia

nebbia@quipo.it

 

cardoSe voi passaste in campagna accanto ad un cardo di montagna e aveste la sgradevole sensazione dei fiori che vi si attaccano al vestito, che cosa fareste? li togliereste. L’ingegnere svizzero George de Mestral (1907-1990) li ha invece presi in mano, li ha osservati al microscopio e ha così scoperto che sono dotati di piccolissimi ganci. Ha allora provato a riprodurre questi microscopici ganci con fili di nailon e ha visto che potevano essere applicati su un tessuto e che così si potevano agganciare e tenere uniti due pezzi di tessuto senza spilli o bottoni o cerniere lampo. De Mestral ha brevettato questa invenzione nel 1955 negli Stati Uniti e ha creato una società che commercializza questi tessuti autoadesivi - quelli che nel parlare comune si chiamano “stretch” - facendo una fortuna.
 
La natura è meglio, parola di Aristotele
 
È uno solo dei molti esempi di successo delle ricerche di una nuova scienza, la biomimetica, che si propone di realizzare cose utili osservando i fenomeni della natura. D’altra parte lo aveva detto Aristotele: “Se una cosa è migliore di un’altra, state tranquilli che la migliore è quella della natura”. I campi di studio della biomimetica sono numerosi e cercano risposte a fenomeni che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. 
 
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I soldi danno la felicità

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Educazione finanziaria per il bene comune. Un programma tutti i lunedì alle 19.20 con Banca Etica su Caterpillar (Radio2) per capire la finanza e come usarla nell’interesse nostro e della collettività, in modo divertente. Il corso è fruibile anche via podcast
 
Fino al 2 luglio 2018 Rai Radio 2 e Banca Etica  propongono agli ascoltatori le basi per comprendere l’economia e la finanza. I temi finanziari sono raccontati con un approccio e un linguaggio diversi rispetto alla tradizionale informazione economica. Un avvicinamento leggero e “solidale” alle basi dell’economia nello stile inconfondibile tipico di Caterpillar.  
Cosa sono i soldi? Le banche hanno una funzione sociale? A cosa serve il risparmio? Le borse sono buone o cattive? I mercati sono di destra o di sinistra? È possibile guadagnare con un investimento e allo stesso tempo contribuire al bene comune? Fondi pensione e obbligazioni subordinate: cosa sono e a chi servono?
Sono queste alcune delle domande a cui i conduttori di Caterpillar Massimo Cirri e Sara Zambotti rispondono insieme ad Ugo Biggeri nella rubrica radiofonica "I soldi danno la felicità" in onda ogni lunedì alle 19.20 su Rai Radio 2.
 
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Breve storia della luce

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Dalle fiaccole ai LED, ovvero come il dono divino della luce lo strumento per il progresso dell’umanità e per il miglioramento dell’ambiente. Le Nazioni Unite hanno proclamato il 16 maggio di ogni anno Giornata mondiale della luce: alla luce si deve la crescita dei vegetali attraverso la fotosintesi, la vista, l’illuminazione artificiale, il funzionamento dei pannelli fotovoltaici.
 
Giorgio Nebbia
 
lampada acetileneNel primo capitolo del libro della Genesi, quello che narra, secondo la tradizione ebraico-cristiana, l’origine del mondo, è scritto che Dio, dopo aver fatto il cielo, la terra e le acque, creò “la luce” e vide che era “cosa buona”. Alla luce si deve la crescita dei vegetali attraverso la fotosintesi, la vista, l’illuminazione artificiale, il funzionamento dei pannelli fotovoltaici.
Per centinaia di migliaia di anni i nostri predecessori hanno avuto a disposizione come luce soltanto quella diurna del Sole. La vita notturna nelle caverne e nelle pianure era buia fino a quando qualcuno non ha scoperto che un ramo acceso poteva sconfiggere il buio permettendo di vedere persone e cose. Da allora i progressi sono stati continui; le fiaccole sono state perfezionate impregnando il legno con qualche resina o catrame che faceva durare più a lungo la combustione luminosa, ma il grande passo successivo, siamo ormai a poche migliaia di anni fa, si ebbe quando qualcuno ha scoperto che alcuni oli e grassi vegetali e animali bruciano lentamente a lungo, se posti entro piccoli recipienti, le lucerne, adatte, come dice il nome, per fare luce. La menorah, la lampada ad olio a sette braccia, una per ogni giorno della creazione, è il simbolo più antico della religione ebraica.
 
La strage dei cetacei
 
Per le lucerne si usavano i grassi disponibile, vegetali come l’olio di oliva, o animali i quali però facevano luce liberando fumo e cattivi odori. Fino a quando, un paio di migliaia di anni fa, qualcuno scoprì che certi grassi solidi potevano essere foggiati in cilindretti attraversati da un filo di tessuto, lo stoppino: le candele.
Le candele facevano luce a lungo e con minore fumo; per i cristiani la candela ancora oggi viene accesa come simbolo di fedeltà e nelle feste religiose. Un candelabro con molte candele poteva illuminare bene anche locali grandi; la fabbricazione delle candele è stata una delle prime attività artigianali e poi industriali. Il materiale usato era principalmente il sego, sottoprodotto della macellazione dei bovini, che però dava una luce giallastra e puzzolente; le candele più pregiate erano fatte con la cera d’api che dava una luce più “bianca” e brillante, ma era più costosa.
Dal 1700 in avanti fu scoperto che il grasso che si trova nella testa di alcuni cetacei, come le balene e i balenotteri, poteva essere usato per la produzione di buone candele che facevano una luce migliore e ed erano meno fumose e puzzolenti. Cominciò così la caccia alle balene; la produzione di olio di balena raggiunse il suo massimo nella metà dell’Ottocento quando ci si accorse che la popolazione delle balene stava rapidamente diminuendo per l’eccessivo sfruttamento.
La strage dei cetacei, così importanti per gli equilibri delle catene ecologiche, fu fermata dalla scoperta che dalla raffinazione del petrolio, era possibile ottenere un residuo ceroso, una paraffina, che bruciava con una luce luminosa e poteva essere usato al posto del grasso di balena.
 
Più luce uguale più produzione
 
Nello stesso tempo fu scoperto il “gas illuminante”; scaldando il carbone ad alta temperatura, si libera un gas costituito da ossido di carbonio e idrogeno che brucia con fiamma luminosa. Il gas illuminante poteva essere distribuito mediante tubazioni nelle strade, nelle fabbriche, nelle case, nelle biblioteche: la luce, nella società industriale, diventava uno dei fattori della produzione; più luce significava poter allungare l’orario (e la fatica e lo sfruttamento) del lavoro per aumentare la fabbricazione delle merci. La luce a gas però offriva anche più tempo per leggere e per aumentare le conoscenze scientifiche che avrebbero permesso la scoperta di altri strumenti di illuminazione.
La scoperta della dinamo aveva permesso di trasformare il moto di una ruota, azionata dall’acqua o dal vapore, in elettricità; l’inventore americano Thomas Edison (1847-1931) scoprì che il passaggio di una corrente elettrica attraverso un sottile filo metallico lo scaldava ad alta temperatura e che l’incandescenza di tali filamenti, racchiusi in un bulbo di vetro, era una forma di luce bella e pulita. Per alcuni decenni la luce elettrica è rimasta limitata alle strade e case urbane; nel 1900 lo splendore di innumerevoli lampade elettriche illuminò Parigi, la città-luce, la Ville Lumière.
Per le lampade mobili c’era stata intanto un’altra scoperta: scaldando calce e carbone ad alta temperatura in un forno elettrico si ottiene un composto, il carburo di calcio, che si decompone per aggiunta di acqua liberando un gas, l’acetilene, che brucia, in speciali lampade a carburo, con una bella luce.
Pochi dei lettori forse ricordano quei carri da lavoro al di sotto dei quali penzolava, dondolandosi, una lampada ad acetilene, spesso chiamata “a carburo”. Erano quelle che oggi chiamiamo luci di posizione obbligatorie per qualsiasi veicolo. Chi ha avuto la fortuna di vederne qualcuna ha (avrebbe) avuto modo di scoprire l’ingegnosità di tali lampade: si trattava di recipienti cilindrici, di una ventina di centimetri di altezza, dotati di un serbatoio contenente l’acqua, di un regolatore di flusso e di un beccuccio.
 
E infine, le lampadine
 
La lampada era caricata con pezzi di carburo di calcio, un solido grigiastro su cui cadevano delle gocce d’acqua; l’acetilene liberato dalla reazione usciva dal beccuccio ed era acceso fornendo una bella fiamma luminosa. La furbizia consisteva nel regolare le gocce di acqua in entrata in modo da avere una fiamma continua, senza sprechi.
Le lampade ad acetilene erano usate nelle miniere e nelle prime automobili e biciclette.
Lampade elettriche a incandescenza con filamenti di tungsteno, lampade fluorescenti, i più recenti LED, diodi a base di composti di gallio che emettono luce con basso consumo di energia: sono altrettante pagine di una lunga continua storia della merceologia e della tecnologia che hanno consentito di fare del dono divino della luce lo strumento per il progresso dell’umanità e per il miglioramento dell’ambiente.
 

Un bioblitz per la biodiversità

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Citizen science al centro di un seminario a OxyGen (Parco Nord Milano)
 
bioblitz LOMBARDIASi svolge il 2 febbraio a OxyGen (Parco Nord Milano, Bresso) un seminario per approfondire l’uso della citizen science, dopo due edizioni di Bioblitz Lombardia, allargando lo sguardo anche ad esperienze di altre regioni.
Apre la giornata il film Bioblitz 2017.
 
I materiali che saranno discussi durante la giornata sono scaricabili dai link contenuti nel programma (scarica qui)
 

Il condono nascosto nell’urna

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Il rischio di un altro condono all’abusivismo edilizio: i voti di milioni di abusivi fanno gola a capi e capetti politici. Troppo poche le demolizioni
 
Ugo Leone
 
demolizione casa abusiva abusivismo edilizioDa quello che leggo e ascolto non mi pare che qualcuno ci abbia pensato, ma non mi sembra impossibile che alla politica delle cancellazioni (canone RAI, tasse universitarie, legge Fornero, obbligo alle vaccinazioni...) venga aggiunto un altro condono all’abusivismo edilizio.
Sarebbe un sicuro sistema acchiappavoti e per evitare di essere attaccati da chi non ne vuol sapere di considerare lecito ciò che è manifestamente illecito, basta aggiungere un sostantivo del quale pure si è fatto ripetutamente abuso: necessità. Che, messo accanto ad abusivismo fa quel tanto implorato “abusivismo di necessità” che ripetutamente negli ultimi venticinque anni è stato alla base dei condoni con i quali in cambio di una piccola tassa/sanzione sono state sanate nefandezze di ogni tipo. Né è vero poi che quelle sanzioni sono state pagate e quindi riscosse dallo Stato accomodante.
 
Il Molise è il più abusivo, il più virtuoso il Trentino Alto Adige
 
Gli ultimi dati 2016 sulle abitazioni abusive costruite per cento abitazioni legali ci dicono che al primo posto nella graduatoria dell’indice di abusivismo così costruito vi è il “piccolo” Molise con un indice di 71,1. Subito dopo viene la triade che ormai costituisce un blocco insuperabile costituita da Campania (64,3), Calabria (64,1) e Sicilia (57,7). Chiudono la classifica Valle d’Aosta (5,8), Friuli Venezia Giulia (3,5), Trentino Alto Adige (2,0).
 
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Seguiamo l’acqua

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Il ciclo dell’acqua: immaginiamo di infilarci dentro il rubinetto e di risalire fino alle fonti naturali del prezioso elemento. E all’ingiù, lungo le meno gradevoli fongature, fino al fiume o al mare. Scopriremo una situazione insostenibile, che richiede una vera rivoluzione
 
Giorgio Nebbia
 
acquadal rubinettoSe la città può essere considerata un essere vivente, certamente l'acqua è il suo sangue: l'acqua attraversa le innumerevoli vene e arterie del corpo urbano per svolgere la sua funzione di apporto di vita e di smaltimento delle scorie e dei rifiuti.
Ogni abitante della città trova l'acqua, apparentemente in quantità illimitata, aprendo un rubinetto: il suo prezzo è quasi irrilevante, nel gran fiume delle spese domestiche. Ma da dove viene e dove va quest'acqua, sette miliardi di tonnellate all'anno, da 100 a 300 tonnellate all'anno per ogni cittadino?
Immaginiamo di infilarci dentro il rubinetto e di risalire, contro corrente, il moto dell'acqua: ci ritroveremmo, prima o poi, in qualche serbatoio o deposito, alimentato da altri tubi provenienti da qualche sorgente o lago, naturale o artificiale, le vere fonti naturali dell'acqua. Prima di arrivare nel nostro rubinetto l'acqua delle sorgenti o dei serbatoi idrici viene analizzata, subisce vari trattamenti, imposti da severe norme europee che prescrivono, a fini igienici, quali sostanze possono essere presenti nell'acqua e quali sono rigorosamente vietate. Per la purificazione l'acqua è addizionata con sostanze ossidanti come il cloro e i suoi composti, abbastanza indesiderabili, oppure l'ozono o l'acqua ossigenata.
 
Il delitto dell’acqua in bottiglia
 
Quale uso fa ciascuno di noi di quest'acqua preziosa, trasportata a distanza, analizzata, e trattata?
 
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Un aiuto per il Burkina Faso

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Una raccolta di fondi per contrastare la malnutrizione infantile. Le donazioni dal 14 al 27 gennaio via sms

campagna mangia che diventi grande

L'associazione LVIA- Servizio di Pace ha lanciato dal 14 al 27 gennaio una raccolta di fondi per supportare la campagna "Mangia che diventi grande! Aiuta una mamma del Burkina Faso a far crescere il suo bambino". Gianluigi Buffon, portiere e capitano della nazionale italiana di calcio, ha scelto di sostenere LVIA e la sua lotta  alla malnutrizione infantile nel nord del Burkina Faso. Sarà possibile effettuare una donazione chiamando o inviando un sms al numero 45548 (l'Associazione LVIA aderisce all'Istituto Italiano delle Donazioni che verificala trasparenza e il corretto uso dei fondi raccolti).

L'impegno di LVIA dal 2012 al 2017 nella regione Centro-Ovest del Burkina Faso ha permesso di curare quasi 60.000 bambini affetti da malnutrizione acuta. Il risultato è stato raggiunto attraverso campagne di identificazione della malattia, formazione del personale sanitario e con la creazione di una rete tra villaggi-ambulatori-ospedali. A questo si aggiunge anche un lavoro di sensibilizzazione delle madri e dei padri, al fine di formarli sui sintomi della malnutrizione e poter così prevenire la fase acuta.

Ora con la Campagna "Mangia che diventi grande", l'azione di LVIA si sposta nel Nord del Burkina Faso, dove i casi di malnutrizione infantile sono tre volte superiori alle aree del Centro-Ovest. Qui la cooperazione risulterà fondamentale per rafforzare i sistemi locali, messi in ginocchio da crisi alimentari, nutrizionali, climatiche e di sicurezza. Poiché dove regna la fame, non si può parlare di libertà.

 

 

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