Fibre “naturali”, una risorsa da riscoprire innovando

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Una migliore utilizzazione delle fibre note esistenti e la resurrezione di coltivazioni scomparse come via per indumenti e accessori all’insegna dell’ecologia e dello sviluppo umano dei paesi più poveri. E anche la moda può dare una mano
 
Giorgio Nebbia
 
cotone biologicoFin dall’alba dell’umanità gli esseri umani hanno protetto il corpo dal freddo coprendolo con pelli o con tessuti ricavati intrecciando alcune fibre che la natura offriva in molti vegetali e in alcuni animali.
Le fibre naturali di origine vegetale, costituite principalmente da cellulosa, si distinguono in fibre del seme (cotone), in fibre del fusto (canapa, lino, iuta, kenaf, ginestra), fibre del frutto (cocco), fibre delle foglie (sisal, agave, abaca); le fibre di origine animale, costituite da proteine, sono la seta e quelle del vello di pecore, capre, lama, cammelli, vigogne, conigli angora, eccetera.
Nell’Ottocento fino ai primi decenni del Novecento le fibre naturali provenivano in gran parte dai paesi coloniali e alimentavano, in Europa, una fiorente industria di trasformazione in filati e tessuti. Col passare del tempo i paesi europei hanno cercato di liberarsi dalle importazioni producendo dei surrogati delle fibre naturali dapprima sotto forma di fibre artificiali, ottenute con processi chimici da materie prime naturali - i vari tipi di rayon (viscosa, bemberg, acetato), le fibre caseiniche come Merinova - e poi di fibre sintetiche ottenute trasformando in sottili filamenti delle materie termoplastiche derivate dal petrolio.
 
Arrivano le fibre sintetiche
 
La prima fibra sintetica fu il nylon, commercializzato nel 1939, seguito da numerose altre fibre studiate in modo da adattarle ai processi di filatura, lavaggio, tintura e tessitura usati per le fibre naturali. Il grande successo delle fibre sintetiche ha determinato un rallentamento della crescita della produzione di molte fibre naturali.
Nel 1960 la produzione mondiale di fibre naturali era di 12 milioni di tonnellate contro tre milioni di tonnellate di fibre sintetiche e artificiali; nel 1994 la produzione di fibre sintetiche e artificiali è salita a 20 milioni di tonnellate, uguale a quella delle fibre naturali. Nel 2016 la produzione mondiale di fibre sintetiche è salita ancora a circa 62 milioni di tonnellate, più 6,5 milioni di tonnellate di fibre artificiali, mentre quella delle fibre naturali è di circa 30 milioni di tonnellate.
 
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Il desiderio di vivere in Trentino

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Ogni anno escono graduatorie di città “vivibili”, con classifiche abbastanza scontate. Meglio il QUARS, che considera sostenibilità ambientale, promozione dei diritti, inclusione sociale, partecipazione, pari opportunità.
 
Ugo Leone
 
BellunoDiciamo la verità: non ci voleva molto e magari nemmeno ricerche di quotidiani e Università per sapere che la qualità della vita è soprattutto buona nelle città piccole e medie, meglio se alpine; che al Nord si vive meglio che a Sud; e che, complessivamente, si vive peggio che altrove in Campania, Sicilia e Calabria. Quest’anno le graduatorie del “sole 24ore” e di “Italia Oggi” classificano ai primi posti Belluno (nella foto a lato, N.d.R.), Aosta, Trento e Bolzano. Praticamente come ogni anno e, presumibilmente, come negli anni a venire.
Non è certo una gran sorpresa. È come andare sul sicuro nelle previsioni del tempo che avvertono gli automobilisti delle “nebbie in val Padana”. Tuttavia periodicamente ce lo confermano i rapporti di fine anno sullo stato dell’ambiente: è una specie di “ricordati che devi morire”.
 
Cambiare la scelta degli indicatori
 
Malgrado ciò puntuali arrivano i risentimenti di chi – amministratori più che cittadini - si lamenta offeso del posto assegnato alla propria città o provincia nella graduatoria nazionale. Questo non mi pare corretto perché nessuno, a cominciare da me, ha il diritto di dire “non è vero che qui si vive peggio di…” perché dovrebbe anche essere capace di spiegare per quali motivi si vivrebbe peggio in altre città in altre province. E, se non si è trascorsa tutta la vita in ciascuna delle provincie della graduatoria, nessuno può dirlo. Perciò ci si affida agli indicatori che annualmente vengono utilizzati per stilare le classifiche. Se proprio si vuole contestare qualcosa è sulla scelta degli indicatori che vale la pena di discutere e, se si crede, protestare.
 
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La resilienza dei superstiti. Riflessioni a partire da un suicidio

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Terrorismo e disastri naturali causano vittime elevatissime, ma non si tiene conto delle “vittime superstiti”, dei sopravvissuti agli eventi disastrosi. Dopo un terremoto, ad esempio, occorre restituire ai sopravvissuti non solo case e centri commerciali nei quali vivevano e lavoravano, ma anche la voglia di starci per ricominciare.
 
Ugo Leone
 
aquila zona rossaLa dolorosa notizia del suicidio nei giorni scorsi in Francia, di Guillaume Valette, uno dei superstiti della strage al Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015, invita a riflettere su un troppo trascurato concetto e sulla troppo trascurata pratica della resilienza.
La resilienza è la capacità di un materiale di resistere a urti improvvisi senza spezzarsi e di riprendere la sua forma originaria. Ma se il “materiale” è quello umano e, quindi, dal campo della fisica si entra in quello delle scienze sociali, che cosa può succedere agli esseri umani dopo uno shock traumatizzante? Dopo un disastro naturale, dopo un attentato terroristico con il loro carico di morti e danni materiali? Le reazioni sono diverse; la ricostituzione dello stato originario (la resilienza) avviene in modi e tempi diversi e consiste nella capacità umana di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne trasformati o addirittura rafforzati. Ma al contrario del materiale “fisico”, quello umano può non farcela da solo a riprendersi. Ha bisogno di un aiuto.
 
Bisogno di un aiuto per i sopravvissuti
 
L’eccezionale numero di vittime in eventi come l’attentato alle torri gemelle e tutti quelli che negli ultimi anni hanno colpito Francia, Belgio, Gran Bretagna fino all’ultimo nella moschea di Al Rawdah nel Sinai Settentrionale; i terremoti in Belice, Friuli, Irpinia, nel centro Italia; l’uragano Katrina, gli tsunami nelle Filippine e in Giappone; questo numero, per quanto elevatissimo, sottostima la realtà perché non tiene conto delle “vittime superstiti”, dei sopravvissuti agli eventi disastrosi.
 
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Turismo sostenibile, dalla scuola al lavoro

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Dal Salone nazionale di Verona interessanti indicazioni per dare seguito alle iniziative dell'anno internazionale del turismo sostenibile
 
verona 1In aumento rispetto allo scorso anno, Job&Orienta (il grande salone nazionale dell'orientamento scuola-lavoro-professioni) ha registrato be 75.000 visitatori. L’edizione di Job&Orienta 2017 ha visto anche la presenza con un suo stand di .eco, rivista di riferimento dell’educazione ambientale italiana e voce delle Rete WEEC Italia.
Consentire un più vasto scambio di esperienze degli interessanti progetti in corso e avviare nuove iniziative in ogni scuola, realizzazione di un osservatorio del turismo scolastico "sostenibile": queste le prime proposte emerse durante il seminario tenutosi al salone di Verona il 1 dicembre, promosso da .eco (rappresentato da Vincenzo Conese) e dal CTG. La sala pien ha confermato l'interesse dell'iniziativa che nei prossimi mesi vedrà appuntamenti anche in altre città.
 
L’anno internazionale, l’Agenda 2030 e il ruolo delle organizzazioni sociali
 
La scuola italiana può assumere il ruolo di testimone e continuatore del recente anno speciale dedicato dalle Nazioni Unite al tema della sostenibilità per il futuro sviluppo delle attività turistiche nell'ambito dell'agenda 2030. 
In particolare è emerso il ruolo importante del lavoro portato avanti dalle organizzazioni sociali che ispirano la propria azione aiverona 4 logo WEEC principi del turismo responsabile e che da anni svolgono un ruolo di promozione del turismo sociale.  
Proprio collaborando con queste organizzazioni possono essere sviluppate nuove iniziative e dare risposta alle recenti esigenze di offrire concrete opportunità a centinaia di giovani che possono svolgere i loro progetti di alternanza scuola lavoro dedicandosi ad attività che assumono il tema della sostenibilità come ispiratore della propria azione. 
Molto interessanti sono stati i riferimenti ad esperienze consolidate condotte da organizzazioni non-profit che da anni realizzano programmi di tutela ambientale, valorizzazione del patrimonio artistico e monumentale e animazione sociale. I campi di volontariato, gli scambi culturali, i gemellaggi di comunità e i viaggi di conoscenza sono tutte esperienze a cui ci si può rifare per dare concreto sviluppo a nuove iniziative.
 

Compie trent’anni “.eco”, la rivista italiana dell’educazione ambientale

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Facciamo 30. E magari anche con lode…
2018: .eco, la rivista italiana di riferimento per l’educazione ambientale fondata nel 1989, entra nel trentesimo anno di vita.
Le si affiancano numerosi altri strumenti su carta e digitali.
In regalo quest’anno per gli abbonati 2018 anche un libro di Giorgio Nebbia.
 
cover dicembreTrent’anni al servizio del rafforzamento e della diffusione della cultura ambientale, della professionalità di chi opera nel campo, delle organizzazioni, pubbliche e della società civile, che portano avanti un’azione educativa fondamentale per un futuro vivibile, tutti “nodi” delle molte reti che in .eco trovano uno strumento di incontro, di collaborazione e di aggiornamento.
E pilastro della più grande rete mondiale dell’educazione ambientale: quella dei WEEC, i World Environmental Education Congress, giunti nel 2017 a nove edizioni.
Con la rivista dedicata ai temi dell’acqua (Il Pianeta azzurro, nato nel 2003, cui si affianca la Collana del faro) e l’unica rivista scientifica italiana interamente dedicata ai temi trasversali della sostenibilità (Culture della sostenibilità, nata nel 2007) costituisce un “sistema” articolato e unico nel panorama di strumenti su carta e digitali.
 
Ai lettori e alle lettrici l’invito a darci anche… la lode, abbonandosi per il 2018.
 
L’abbonamento 2018 a .eco comprende un supplemento speciale, il volume
Erano andati a sciare, di Giorgio Nebbia
Dodici racconti inediti di geni, invenzioni, lotte per la salute e l‘ambiente
 
Scopri tutte le quote di abbonamento o associative e i vantaggi, a partire da 10 Euro l’anno, su:
 
 

A 50 anni dalla “Populorum progressio”

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Nel 1967 papa Paolo VI nella Enciclica “Populorum progressio” denunciava il “malaugurato” sistema che mette al centro il profitto come motore essenziale del progresso economico. Le sue analisi dei grandi problemi mondiali sono rimaste attualissime.
Giorgio Nebbia
Paolo VI firma la Populorum progressioContinua la rubrica settimanale di Giorgio Nebbia. Nelle immmagini, il pontefice Paolo VI mentre firma l'Enciclica e nel 1964 a colloquio con il patriarca ortodosso Atenagora I e il francobollo commemorativo del cinquantesimo anniversario della Populorum progressio emesso dalla Città del Vaticano
 
 
Sembrano passati secoli, eppure sono passati solo cinquant’anni dal 1967, quando è stata pubblicata l’enciclica “Populorum progressio”, scritta da Paolo VI. Tempestosi e ricchi di speranze quegli anni sessanta del Novecento; si erano da poco conclusi i lavori del Concilio Vaticano II che aveva aperto al mondo le porte della chiesa cattolica; era ancora vivo il ricordo della crisi dei missili a Cuba, quando il confronto fra Stati Uniti e Unione Sovietica con le loro bombe termonucleari, aveva fatto sentire il mondo sull’orlo di una catastrofe; i paesi coloniali stavano lentamente e faticosamente procedendo sulla via dell’indipendenza, sempre sotto l’ombra delle multinazionali straniere attente a non mollare i loro privilegi di sfruttamento delle preziose materie prime; la miseria della crescente popolazione dei paesi del terzo mondo chiedeva giustizia davanti alla sfacciata opulenza consumistica dei paesi capitalistici del primo mondo; nel primo mondo studenti e operai chiedevano leggi per un ambiente migliore, per salari più equi, per il divieto degli esperimenti nucleari.
 
Il progresso non è la crescita delle merci e del denaro
 
In questa atmosfera Paolo VI aveva alzata la voce parlando di nuove strade per lo sviluppo. “Progressio”, ben diverso dalla crescita delle merci e del denaro, la divinità delle economie capitalistiche.
L’enciclica sullo sviluppo dei popoli diceva bene che "il fine ultimo e fondamentale dello sviluppo non consiste nel solo aumento deiAtenagora I e Paolo VI 1964 beni prodotti né nella sola ricerca del profitto e del predominio economico; non basta promuovere la tecnica perché la Terra diventi più umana da abitare; economia e tecnica non hanno senso che in rapporto all'uomo che esse devono servire".
La “Populorum progressio” metteva in discussione lo stesso diritto umano al "possesso" dei campi, dei minerali, dell'acqua, degli alberi, degli animali, che non sono di una singola persona o di un singolo paese, ma "di Dio", beni comuni come ripete papa Francesco nella sua enciclica “Laudato si’” e continuamente.
 
Una Terra divisa tra pochi ricchi e molti poveri
 
L’enciclica “Populorum progressio” indica diritti e doveri dei popoli della Terra divisi nelle due grandi “classi” dei ricchi e dei poveri, ben riconoscibili anche oggi: i ricchi, talvolta sfacciatamente ricchi, dei paesi industriali ma anche quelli che, nei paesi poveri, accumulano grandi ricchezze alle spese dei loro concittadini; i poveri che affollano i paesi arretrati, ma anche quelli, spesso invisibili, che affollano le strade delle dei paesi opulenti, all’ombra degli svettanti grattacieli e delle botteghe sfavillanti.
La “Populorum progressio” fu letta poco volentieri quando fu pubblicata e da allora è stata quasi dimenticata benché le sue analisi dei grandi problemi mondiali siano rimaste attualissime.
 
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Una strategia educativa per il Mediterraneo

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Se ne è discusso il 22-24 novembre 2017, a Nicosia (Cipro)
 
Patrizia Bonelli
 
Si è riunito a Cipro il Comitato Mediterraneo sull’Educazione allo sviluppo sostenibile. Unica partecipante per l’Italia Patrizia Bonelli dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé Futuro – rete WEEC Italia (al centro nella foto accanto, durante il suo intervento, e nella foto di gruppo – seconda in prima fila da destra)
 
Patrizia Bonelli intervento al meeting CiproIl 22-24 novembre 2017, a Nicosia (Cipro), è stato organizzato con successo il 1° incontro del “Comitato Mediterraneo sull’Educazione allo sviluppo sostenibile”, grazie al sostegno del Ministero dell’Educazione e della Cultura e dell’Istituto Pedagogico di Cipro, del Programma SWIM-H2020 SM, del supporto tecnico del segretariato di MEdIES/MIO-ECSDE e della consulenza scientifica della presidenza UNESCO dell’ESS nel Mediterraneo.
L’incontro segue la Conferenza ministeriale di Cipro di dicembre 2016 e ha avuto fondamentalmente due finalità:
(a) la revisione e la discussione su come il Piano d’azione della Strategia mediterranea sull’ESS è stata integrata un anno dopo all’interno dei programmi, progetti ed iniziative dei vari paesi, insieme alle organizzazioni internazionali e regionali;
(b) offrire la possibilità di scambiare il know-how e le esperienze su gli ultimi sviluppi dell’ESS e il suo ruolo per il raggiungere gli obiettivi dell’ONU di Agenda 2030.
 
17 i paesi mediterranei presenti
 
Presenti all’incontro 60 rappresentanti dei Ministeri dell’Istruzione, Ambiente, Organizzazione della Società Civile, dell’UNESCO, dell’ONU per l’ambiente nel Mediterraneo, dell’UNECE, del Segretariato dell’UfM e della Lega dei Paesi Arabi. Diciassette i paesi della regione mediterranea rappresentati: Albania, Algeria, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Cipro, Egitto, Grecia, Israele, Italia, Giordania, Libano, Malta, Mauritania, Montenegro, Marocco, Palestina, Tunisia.
Patrizia Bonelli nella foto di gruppo meeting di Cipro
 
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Dalla Mesopotamia al tablet

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L’officina della scrittura di Torino: l’ex-fabbrica “Aurora”. In 2500 metri quadrati il primo museo al mondo dedicato al segno nelle sue varie declinazioni. Fino al 14 gennaio 2018 una mostra per festeggiare un anno di vita
 
Tiziana C. Carena
 
 
officina della scrittura 3La scrittura accompagna l’uomo dal quarto millennio a. C. in un percorso che ci porta dallo stilo usato in Mesopotamia alla scrittura su I-pad, dagli ideogrammi cinesi ed egiziani al linguaggio iconico internazionale.
L’”Officina della scrittura” di Torino è il primo museo al mondo dedicato al segno nelle sue varie declinazioni (di cui la scrittura è stata una realizzazione di singolare rilievo). Inaugurata l’1 ottobre 2016, è stata ideata nel 2004 quando l’ing. Cesare Verona, presidente di “Aurora Penne”, ha deciso di dedicare un museo al segno e alla scrittura, ai suoi strumenti, con l’occhio rivolto anche al futuro. La sede è sita in una ex-filanda adiacente al complesso dell’abbazia benedettina di Stura, dal 1943 sede della manifattura delle penne “Aurora”, recuperata architettonicamente dall’architetto Carlo Alberto Rigoletto, con oltre 2.500 metri quadrati di sale e spazi suddivisi in aree distinte. La peculiare struttura permette di essere utilizzata agevolmente per una ricostruzione delle origini e degli sviluppi del segno e della scrittura. Fino a oggi più di 10.000 visitatori, numerose attività didattiche e laboratori per ragazzi e per adulti, corsi di calligrafia e grafologia, due mostre temporanee curate da Ermanno Tedeschi, Scripta volant e Antonio Meneghetti - Scolpire la luce, cui segue Street art volant, ideata per festeggiare il primo anniversario dell’”Officina della scrittura”, e aperta dall’1 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018.
 
All’inizio fu burocrazia
 
Il presente mondo della comunicazione è tale quale l’ha fatto la sua storia: le peculiarità umane della significazione – il “fare segno”- sono mostrate nel loro spessore antropologico-culturale attraverso un percorso che porta il visitatore dalla lotta per imprimere i segni su materiali come l’argilla, la tavoletta cerata, alla scrittura su papiro, cartapecora, carta, attraverso gli strumenti più idonei a seconda dei materiali scrittorii, dallo stilo, al pennello, alla penna d’oca, alla penna stilografica, alla macchina da scrivere Remington.
officina della scrittura 1
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Incontro sul turismo sostenibile al Salone Job&Orienta

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2017 anno del turismo sostenibile: dal mondo della scuola iniziative ed idee per le vacanze che verranno. A Job&Orienta, sala Bellini, venerdì 1 dicembre 2017, ore 10:30-12:30  
 
turismo sostenibile-eco settembre 2017Il vincolo della sostenibilità deve essere al centro di ogni scelta sociale ed economica: sia a livello planetario che di comunità locali e deve caratterizzare consapevoli decisioni nei comportamenti individuali. Il turismo, che è un comparto economico assai rilevante dell'economia mondiale, ha avuto modelli e pratiche di sviluppo troppo spesso deleteri sia per l'ambiente sia sul piano sociale e culturale. Le Nazioni Unite, consapevoli di questo, hanno dedicato l'anno in corso ai temi della sostenibilità per l'auspicato sviluppo futuro di questa attività all’interno dell'Agenda 2030.  
La scuola italiana può interrogarsi su questi temi sia per orientare la formazione degli studenti sia per mettere immediatamente in pratica scelte attinenti il turismo scolastico, programmi di alternanza scuola-lavoro, progetti innovativi di vacanze formative in collaborazione con le organizzazioni di turismo sociale.  
Per consentire un confronto su esperienze già avviate e su possibili progettualità future l'incontro promosso dalla rivista .eco e dal C.T.G a Verona è aperto a docenti e dirigenti scolastici, operatori di turismo sociale, istituzioni e partner interessati a sviluppare sinergie.  
 
Relatori: 
Mario Salomone - direttore della rivista .eco             
Alberto Ferrari - direttore nazionale C.T.G.     
 

Apre Job&orienta 2017, scuola e lavoro giovani

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Giovedì 30 novembre, la 27a edizione di JOB&Orienta, salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro, fino a sabato 2 dicembre alla Fiera di Verona. Le figure professionali e i titoli di studio più richiesti
 
JOBOrienta  padiglioniQuali sono le professioni del futuro e le competenze più richieste? Quali gli strumenti e i canali per cercare lavoro in modo efficace? E per trovare opportunità di stage o di impiego all’estero? Perché scegliere di lavorare nel terzo settore, magari in ambito sociale o culturale? Come avviare un’impresa, anche cooperativa? Per rispondere a questi e numerosi altri interrogativi dei giovani in cerca di occupazione e per supportarli nel loro percorso di ingresso nel mondo del lavoro, sono numerose e varie le proposte a loro dedicate da JOB&Orienta, salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro alla sua 27a edizione da giovedì 30 a sabato 2 dicembre 2017 alla Fiera di Verona. L’evento è promosso da VeronaFiere e Regione del Veneto, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
 

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