Natura Maestra di Vita 2.0

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Natura Maestra di Vita 2.0 dal 27.01.2018. Una proposta formativa per educatori ambientali a Lecce

Liberi Sogni è una Cooperativa Sociale della provincia di Lecco che da 11 anni promuove progetti di educazione ambientale ed esperienze outdoor learning per minori e famiglie.Dal 27 gennaio la cooperativa sarà attiva nello svolgimento del progetto Natura Maestra di Vita 2.0, una proposta di formazione per educatori ambientali e per chi è in cammino per diventarlo. 
Il percorso esperienziale e sperimentale che Liberi Sogni offre prevede giochi, debriefing, incontri frontali, cerchi di condivisione, laboratori artistici e manuali, uscite in natura, testimonianze autobiografiche, racconti di esperienze concrete e a attività di progettazione simulate o reali. 
Il corso si terrà durante i weekend compresi tra gennaio ed aprile, e per iscriversi c'è tempo fino al 19 gennaio 2018.

Per maggiori informazioni consultare il programma completo qui

 

Con Manconi in Parlamento, una garanzia per i diritti

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Un appello di intellettuali e artisti per la riconferma del Presidente della Commmissione per la tutela dei diritti umani del Senato

Luigi ManconiLa legislatura appena terminata si è connotata per il riconoscimento di fondamentali diritti civili e di libertà: l’approvazione della legge sul testamento biologico, la regolamentazione delle unioni civili, la previsione del reato di tortura. Tappe essenziali, nel cammino dell’affermazione di quei diritti che riguardano tutti, persone e collettività. In ciascuna delle conquiste che la XVII legislatura ha lasciato alle donne e agli uomini di questo Paese ha avuto un ruolo importante, spesso decisivo, Luigi Manconi, sia come promotore di iniziative parlamentari, sia come presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato. Il suo impegno politico affonda le proprie ragioni in quelle battaglie capaci di muovere dal dolore e dalla forza dei singoli e di tradurli in mobilitazione collettiva, di trasformare la promozione della dignità delle storie individuali in garanzie e diritti generali.
 
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L’utopia di Soleri: la liberazione dallo spreco e dal superfluo

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L’architetto italiano che creò Arcosanti nel deserto dell’Arizona: una città “del futuro” (in cui la priorità è data al benessere, alla salute fisica e mentale, alla bellezza della vita) che ha molto da insegnare alle città inquinate e congestionate. Ma con criteri simili i nostri predecessori avevano edificato i paesi, villaggi e borghi italiani, nelle colline e nelle montagne
 
Giorgio Nebbia
 
arcosantiImmaginate un architetto italiano, fresco di laurea, che va nel deserto dell’Arizona a conoscere una celebrità internazionale, come Frank Lloyd Wright, che aveva “disegnato” edifici famosi, perfino sul Canal Grande a Venezia, e che aveva progettato un grattacielo alto due chilometri, e che si era ritirato a studiare proprio in quel deserto bellissimo vicino al Grand Canyon, in mezzo ad albe e tramonti indescrivibili. E immaginate che quel giovane architetto, Paolo Soleri (1919-2013) sogni di costruire in quel deserto un villaggio e poi una città, integrati nelle ondulazioni del terreno, “copiando” le tecniche e i materiali che i nativi avevano usato migliaia di anni prima dell’arrivo degli invasori europei.
 
La fusione di architettura e ecologia
 
Dopo un soggiorno in Italia, nel 1956 Soleri è tornato in quel deserto per fondarvi una comunità, chiamata Arcosanti, ispirata ad una nuova visione del mondo, la “Arcologia” - un termine nato dalla fusione di architettura e ecologia teorizzata in un libro intitolato Una città a immagine dell’Uomo, pubblicato nel 1969 (e, per quanto ne so, non tradotto in italiano), molto prima che l’ecologia diventasse la nota moda che conosciamo noi.
Arcosanti, alcuni chilometri a nord di Phoenix, nell’Arizona, ha cominciato ad attrarre volontari che, pietra su pietra, hanno cominciato a costruire la città. Ci volevano dei soldi e Soleri li ha trovati fra alcuni sostenitori e vendendo i prodotti di una straordinaria attività artigianale, le “campane che suonano col vento”, fatte di ceramica e bronzo e fuse in stampi ricavati scavando buchi nella stessa terra dell’Arizona, e poi con i suoi libri e documentari. Poi è arrivato l’entusiasmo per le sue idee e le mostre di Arcologia hanno cominciato a circolare nel mondo, destando sorpresa e entusiasmo. Arcosanti è meta turistica coì come Cosanti, alla periferia di Phoenix, dove si può visitare lo studio e il laboratorio di Soleri.
 
Città che diventano comunità vivibili e sostenibili
 
Per rendersi conto che l’Arcologia non è un movimento utopico basta guardare le città reali con i loro problemi di congestione del traffico, inquinamento e affollamento, basta verificare come la vita nelle città reali influenza negativamente le condizioni umane, fa crescere l’aggressività e la violenza.
Qualcosa bisogna cambiare e l’“arcologia” propone delle città - ma sarebbe meglio chiamarle “comunità di persone” - nelle quali la priorità è data al benessere, alla salute fisica e mentale, alla bellezza della vita. La “terra” offre grandi, spesso grandissimi, spazi per muoversi, spazi per ottenere alimenti, piante ombrose, offre fonti di energia, la possibilità di ottenere e conservare l’acqua anche quando le piogge sono limitate, offre la possibilità di smaltire e riciclare i rifiuti.
 
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Rifiuti marini e risorse idriche, un corso ad Atene

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Lo propone la rete mediterranea MEDIES, al centro i metodi per l’educazione allo sviluppo sostenibile. La partecipazione è gratuita
 
Si svolgerà ad Atene nell'ottobre 2018 (dal 7 al 13), presso la sede del MIO-ESCDE, un corso organizzato dalla rete mediterranea MEDIES sulla metodologia per l’educazione allo sviluppo sostenibile. Temi scelti: i rifiuti marini e le risorse idriche non convenzionali.
Al corso possono partecipare insegnanti e appartenenti ad associazioni e le spese di partecipazione sono interamente coperte dal programma europeo Erasmus+.
Le organizzazioni interessate devono compilare l’apposito modulo entro il 1 febbraio 2018
 
 
 

Città vivibili, economia circolare, rifiuti, mobilità,… Se ne parla in TV

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L’ambiente in città, sabato e domenica su Rete 7, in una intervista a Mario Salomone
 
È dedicata alla Casa dell’ambiente (Torino, corso Moncalieri 18, tel. 011 4366522, sito web www.casadellambiente.it) la puntata di sabato 13 gennaio di “Habitat”, il programma di Rete 7 dedicato a sostenibilità, ambiente, natura, ecologia, innovazione. La trasmissione va in onda il sabato alle 14,30 e in replica la domenica alle 20, oltre che sui social media.
Mario Salomone, intervistato dai conduttori Federico Cuomo e Luca Puzzangara, parlerà dei programmi del più importante punto torinese di incontro sui temi ambientali per il 2018 e delle grandi sfide che attendono una città per essere più vivibile, dall’economia circolare, alla mobilità, al cambiamento climatico, al verde urbano e al cibo.
Il programma è visibile sui principali “social”, sul digitale terrestre e sul satellite.
 
Streaming mondiale: 
www.rete7.it
sabato ore 14:30 - domenica ore 20:00
SOCIAL NETWORK:
YouTube, Twitter, Facebook, Google+, Linkedin
 
CANALI
- PIEMONTE: RETE 7 LCN 12
sabato ore 14:30 - domenica ore 20:00
- LIGURIA: RETE 7 ITALIA LCN 252 - RETE 7 ITALIA LCN 272
sabato ore 14:30 - domenica ore 20:00
- VALLE D'AOSTA: RETE 7 LCN11 - PEOPLE TV LCN 212 - RETE 7 ITALIA LCN 252
sabato ore 14:30 - domenica ore 20:00
- LOMBARDIA: RETE 7 ITALIA LCN 252 - RETE 7 ITALIA LCN 293
da Varese: PEOPLE TV LCN 218
sabato ore 14:30 - domenica ore 20:00
- TOSCANA: RETE 7 ITALIA LCN 252
sabato ore 14:30 - domenica ore 20:00
- LAZIO: RETE 7 ITALIA LCN 252
sabato ore 14:30 - domenica ore 20:00
- UMBRIA: RETE 7 ITALIA LCN 252
sabato ore 14:30 - domenica ore 20:00
- CAMPANIA: RETE 7 ITALIA LCN 252
sabato ore 14:30 - domenica ore 20:00
EMITTENTE VIDEONORD LCN 72
domenica ore 13:15 - mercoledì ore 18:15 - venerdì ore 23:00
EMITTENTE NORDOVEST VDA LCN 113
martedì ore 22:15 - giovedì ore 21:30 - venerdì ore 08.00
TELEVISIONE SATELLITARE: 
SKY-RETE7/PEOPLE TV (al numero 825 del bouquet SKY e al 120 del bouquet TVSAT).
Area di copertura: Europa, Russia, Paesi dell'est, Bacino del Mediterraneo e Nord Africa, con gli oltre 500 milioni di utenti della piattaforma EUTELSAT.
 
Tutti i servizi, le interviste, le dirette televisive ed i più importanti programmi sono caricati in tempo reale e fruibili dai vostri telefoni mobili e smartphone.
 

Due metri. Di mare in più

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Che cosa succederebbe se un giorno il livello dei mari aumentasse di due metri? Ci sono 30 milioni di chilometri cubi di acqua allo stato solido, immobilizzata nelle zone polari e nelle montagne, pronti a fondersi. Ma anche il sollevamento del livello del mare di poche decine di centimetri provocherebbe danni elevatissimi. Preoccuparsi oggi e guardare “lontano”
 
Giorgio Nebbia
 
(Nell’immagine a lato, come potrebbe essere l’Italia nel 2100)
 
italy in 2100“Due metri”, questo lo strano titolo di un articolo che parla del possibile innalzamento, di due metri, appunto, del livello dei mari in seguito al riscaldamento dell’intero pianeta Terra.
Il dibattito sul riscaldamento globale interessa tanti soggetti:
- gli scienziati che misurano le variazioni del clima e soprattutto la temperatura in varie parti della Terra nelle varie stagioni;
- gli ecologi che studiano l’effetto delle variazioni della temperatura sui cicli vitali delle piante e degli animali;
- i chimici che studiano la natura dei gas (li chiamano gas “serra”) che vengono immessi nell’atmosfera e che influenzano, proprio come avviene nelle serre, il flusso di energia solare che arriva e che esce dalla Terra;
- i merceologi che studiano da quali fonti (industrie, agricoltura, trasporti, abitazioni) vengono l’anidride carbonica, il metano, gli ossidi di azoto, eccetera, che si comportano come gas serra; gli economisti che calcolano gli eventuali costi e benefici, in soldi, del riscaldamento globale;
- i governanti che si trascinano da una conferenza internazionale all’altra per cercare di capire quali leggi proporre nei loro paesi per attenuare i danni (allagamenti, siccità, eccetera) provocati da un clima sempre meno prevedibile e sempre più irregolare;
- le compagnie di assicurazioni che offrono assicurazioni contro i danni delle bizzarrie climatiche.
 
E poi ci sono i negazionisti…
 
Ci sono poi studiosi e opinionisti che scrivono libri e tengono conferenze per dimostrare che non è vero niente, che il riscaldamento globale non esiste e che se esiste non è dovuto alle attività umane e che non è proprio necessario diminuire il consumo di petrolio o carbone e che comunque si possono inventare altre tecnologie che non alterano il clima presente e futuro.
 
 
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Pianificare il territorio, eticamente

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Etica civile e governo del territorio: se ne parla il 12 gennaio in un seminario a Torino
 
città governo territorioPer una Etica nella e della pianificazione del territorio è il titolo del seminario che si tiene il 12 gennaio 2018 dalle ore 14.30 alle ore 18.30, presso Casa della Cooperazione - Corso Francia n. 329 – Torino. L’incontro è organizzato dall’Istituto nazionale di urbanistica (Sezione Piemonte e Valle d'Aosta) e dall’Ufficio Regionale della Pastorale Sociale e del lavoro con il patrocinio di Confcooperative Piemonte.
Il Seminario intende essere un momento di incontro e approfondimento a partire dall’etica civile con particolare attenzione ai temi riguardanti il governo del territorio e la sua pianificazione. Sempre più – spiegano gli organizzatori – il governo del territorio si presenta, nel pensiero politico e nell’opinione pubblica, come un elemento di rallentamento, se non a volte di impedimento, dello sviluppo della società e della cittadinanza, in quanto portatore di rigidità e vincoli e troppo debole nel produrre effetti positivi ed efficaci.
Aprono il pomeriggio Domenico Paschetta (Presidente di Confcooperative Piemonte) e don Flavio Luciano (Direttore PSL del Piemonte e della Valle d’Aosta), Conclusioni di Carlo Alberto Barbieri (Presidente INU Piemonte e Valle d’Aosta). Tra gli interventi in programma, la Tavola Rotonda su Etica nel governo del territorio: Mario Salomone affronta il tema con: Matilde Casa, Michele Mastrogiacomo, Alfredo Mela, Fabio Minucci.
 
 

I miei bambini

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Cosa si intende quando si dice “bambino”? I bambini e i fanciulli delle bidonvilles africane o delle favelas brasiliane o della napoletana Scampia che confrontabilità hanno con i loro omologhi per età di San Francisco o di Copenaghen o di Posillipo? Non si è bambini dovunque allo stesso modo e alla stessa età, costretti come sono a crescere, dai fatti, dagli adulti, dai luoghi e nelle società in cui nascono e vivono
 
Ugo Leone
 
".eco" (rivista cartacea e sito web) dedicherà tutto il 2018 a una campagna sulla "città delle bambine e dei bambini". Pubblichiamo qui un intervento di Ugo Leone 
bambini favelas«…Oggi ne sono passati più di cento, si perdoni l’imprecisione di chi non ha imparato a contare esattamente, son stati molti, son stati pochi, è come quando si dicono gli anni, ho già passato i trenta, e Baltasar dice, In tutto ho sentito dire che ne sono arrivati cinquecento, Tanti, si meraviglia Blimunda, ma né l’uno né l’altra sanno esattamente quanti siano cinquecento, senza contare che il numero è, fra tutte le cose che esistono al mondo, la meno esatta, si dice cinquecento mattoni, si dice cinquecento uomini, e la differenza che c’è tra mattone e uomo è la differenza che si crede che non ci sia tra cinquecento e cinquecento, chi non l’avrà capito la prima volta, non merita che glielo si spieghi la seconda.»
Questa riflessione di Jose Saramago a pagina 276 di una delle cose più belle di questo grande scrittore portoghese, Memoriale del convento; questa riflessione, dicevo, vale per i numeri, per il tempo e per tutto quello che non ha certezze oggettive, ma prevalenti interpretazioni soggettive.
 
C’è bambino e bambino
 
Così, mi sembra di poter dire, quando si dice bambino limitandosi a guardare ai figli, ai nipoti, ai loro “amichetti” senza soffermarsi a riflettere sulle molte differenze esistenti nella realtà tra bambino e bambino; tra luogo e luogo nel quale sono nati e vivono; tra famiglie e società; tra lingue e lingue e dialetti.
Allora, nel tentativo di sapere bene (o, comunque, meglio) di che cosa mi accingo a scrivere, vado sulla Treccani e apprendo che “bambino s. m. (f. -a) [da una radice onomatopeica *bamb-] è “L’essere umano nell’età compresa tra la nascita e l’inizio della fanciullezza”. Cerco, allora, fanciullezza e apprendo che si definisce così il “Periodo dell’età evolutiva della vita umana, compreso generalmente fra il 6° e l’11° anno. Tale periodo è caratterizzato, sul piano dell’evoluzione psicologica, dall’affermarsi dell’intelligenza concreta di tipo operatorio (J. Piaget), e dal completamento, favorito dalla vita scolastica, del processo di socializzazione. Per la psicanalisi la f. è una fase di latenza, preparatoria del risveglio affettivo proprio della successiva fase preadolescenziale.”
 
Risposte difficili a una domanda apparentemente banale
 
D’altra parte, direi ancora a sostegno di Saramago, mi è stato fatto osservare che le prevalenti “definizioni” di bambino portano il termine fino alla pubertà, quindi per i maschi anche a 13-15 anni e che la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia lo estende ai 18: «Ai sensi della presente Convenzione si intende per fanciullo ogni essere umano avente un’età inferiore a diciott’anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile.» (E “fanciullo” è il termine onnicomprensivo scelto per la traduzione italiana dell’inglese “child”).
Dunque non è facile dare una risposta alla domanda apparentemente banale che mi pongo; cioè “Sino a che età si è bambini?”
 
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L’interfaccia che stiamo perdendo

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È quella fra mare e terra, la costa, ed è uno dei più straordinari ecosistemi, patrimonio di biodiversità, raccontata anche da Rachel Carson in un libro inedito in Italia. L’erosione, provocata soprattutto dalla mano umana e dalle politiche di privatizzazione, la sta però distruggendo a ritmi preoccupanti
 
Giorgio Nebbia
 
la costa vicino al circeoL’Italia ha ottomila chilometri di coste: la metà circa di queste coste è costituita da spiagge sottili, coperte di sabbia o piccoli ciottoli, l’altra metà è costituita da coste rocciose. La costa, l'interfaccia fra mare e terra, è uno dei più straordinari ecosistemi: punto di incontro fra le acque dolci dei fiumi e del sottosuolo e l'acqua salina del mare, possiede, nelle sue rocce e spiagge e dune, una ricca, spesso quasi invisibile, vita di vegetali e animali, un patrimonio di biodiversità.
Le spiagge, in particolare, sono "esseri" in continuo movimento; le coste sono battute dalle onde marine provocate dal vento, che spostano continuamente la sabbia e la ghiaia e, nello stesso tempo, sono lambite da continue correnti di acqua di mare, in genere parallele alla costa, le quali spostano anch’esse la sabbia. A guardare il mare anche quando è calmo, non si immagina da quali forze sia continuamente mosso anche in profondità.
 
Granuli che parlano
 
Le coste sabbiose offrono, a chi le vuole guardare, innumerevoli sorprese. La sabbia che troviamo in riva al mare è un insieme di granuli, aventi diametro variabile fra sei centesimi di millimetro fino a due millimetri. Nel corso di millenni la forza di urto dell’acqua delle piogge ha disgregato le rocce delle montagne e colline; i frammenti, rotolando verso valle, si frantumano in pezzetti sempre più piccoli che vanno a creare l’alveo dei fiumi, le pianure alluvionali, e le parti più “leggere” di tali frammenti sono arrivate fino al mare depositandosi sulle coste.
I principali costituenti delle sabbie sono materiali calcarei o silicei, spesso miscelati, a seconda del percorso dei fiumi o delle direzioni del vento che li ha trasportati; talvolta si incontrano sabbie di cui è facile riconoscere l’origine sapendo quali rocce sono state attraversate dai fiumi che le hanno trasportate al mare. Si può quasi dire che i granuli di sabbia “parlano”, raccontano la propria storia: i granuli scintillanti di quarzo vengono da rocce granitiche; su alcune coste laziali e pugliesi si trovano sabbie contenenti magnetite i cui cristalli vengono attratti da una calamita. Durante l’autarchia fascista qualche bella mente aveva proposto di recuperare ferro da tali sabbie.
 
La trilogia di Rachel Carson sul mare
 
Uno dei più bei racconti di questa interfaccia è contenuto nel libro The edge of the sea, pubblicato nel 1955 dalla famosa biologa americana Rachel Carson (1907-1964), l’autrice del più noto libro Primavera silenziosa, del 1962. The edge of the sea, che non è stato tradotto in italiano, è il terzo di una trilogia cominciata nel 1941 con Under the sea wind, e continuata con Il mare intorno a noi, pubblicato nel 1951, tradotto e pubblicato in italiano dall’editore Casini e poi da Einaudi.
La riva del mare, pur meno noto, è il libro che meriterebbe di essere conosciuto e studiato proprio in un paese come l’Italia che ha una così lunga estensione di coste, tutte in pericolo.
 
L’Italia si è ristretta
 
Nel corso del Novecento l’Italia, rispetto ad una superficie totale di circa 300.000 chilometri quadrati, ha perduto da 200 a 400 chilometri quadrati di coste sabbiose, si è ”ristretta”, di un millesimo della sua superficie. Questo restringimento della superficie italiana, più rapido da un ventennio a questa parte, sta preoccupando amministratori pubblici e operatori turistici. Il fenomeno sta interessando le coste di tutte le regioni italiane, dalla Toscana, alle isole, alla Basilicata e alla Puglia, alle regioni adriatiche e tirreniche: dovunque si vedono sparire spiagge e crollare edifici costieri e pezzi di strade. Sarà anche un po’ colpa dei cambiamenti climatici, ma ci deve pur essere qualche altra ragione per questa rapida perdita di ricchezza ecologica ed economica.
Le ragioni dell’erosione sono abbastanza note: la spiaggia è un ecosistema di grande bellezza, e anche di grande valore economico per il turismo che attrae. Purtroppo nell’uso delle spiagge a fini ricreativi, l’intervento umano apporta inevitabili modificazioni che possono compromettere la stabilità di tale ecosistema.
 
Le cause, dirette e indirette 
 
Dapprima si insediano delle cabine con gli ombrelloni, poi le cabine diventano di cemento e si trasformano in palazzine, poi nascono ristoranti e alberghi e per raggiungere la spiaggia e i ristoranti e i nuovi edifici vengono realizzate strade per le automobili e parcheggi e porticcioli turistici, addirittura piscine in riva al mare, spianando le dune, quelle ondulazioni sabbiose formate ad opera del vento e del moto ondoso che garantiscono la sopravvivenza della spiaggia, con distruzione della vegetazione spontanea che la natura ha predisposto proprio a difesa della costa. Se su una costa si interviene creando ostacoli stabili, come la diga di un porto, il movimento delle acque viene frenato e le sabbie si accumulano da una parte della diga e vengono asportate dalla parte opposta. Molti porti o porticcioli turistici, insediati nel posto sbagliato, ben presto si riempiono della sabbia asportata dalle coste vicine, e così si spendono soldi per svuotare i porti dai depositi e si spendono soldi per ricostruire le spiagge erose.
Oltre agli interventi “economici” diretti che alterano i caratteri, la forma, le dimensioni e l’ampiezza delle spiagge, l’altra importante causa dell’arretramento delle spiagge è rappresentata dagli interventi sui fiumi, come la creazione di sbarramenti artificiali che trattengono le sabbie e ne impediscono l’arrivo sulla costa, o l’escavazione dal greto dei fiumi della sabbia occorrente per le costruzioni di edifici e strade o per la produzione di materiali industriali.
 
Rimedi: ne hanno tentati di tutti i colori
 
Per frenare l’erosione delle spiagge o la loro ricostruzione sono state proposte varie procedure. Una soluzione consiste nel prelevare la sabbia dove è abbondante e nello spostarla nelle zone in cui scarseggia; il “ripascimento” può essere fatto con sabbia aspirata dai depositi formati al largo o nei porti, o con sabbia trasportata con camion, in una specie di esportazione e importazione di questa ricchezza ambientale. Talvolta si tratta di una fatica di Sisifo, perché il mare si riprende la sabbia faticosamente depositata e la sposta al largo o lungo altre coste.
Ne sono state tentate di tutti i colori. Sono stati costruiti dei “pennelli”, massi affioranti sulla superficie del mare, disposti perpendicolarmente alla spiaggia; in questa maniera si ricostruisce una qualche forma di spiaggia artificiale a forma circolare fra i pennelli. Se ne vedono esempi in molte parti d’Italia, per esempio lungo le coste marchigiane e abruzzesi.
Un’altra soluzione consiste nel predisporre delle barriere di grandi massi disposti parallelamente alla costa, a qualche decina di metri di distanza, Ce ne sono esempi ben visibili sulla costa marchigiana.
Le barriere parallele alla costa possono anche essere sommerse, suffolte, come le chiamano, talvolta realizzate con massi o pietre poste in tubi di plastica che presto si stracciano inquinando la spiaggia sabbiosa con pietre e pezzi di plastica.
 
Ma non esistono ricette sicure
 
Non esiste nessuna ricetta sicura; alcune hanno dato buoni risultati in qualche zona o sono fallite in altre; il successo dipende dalla conoscenza di che cosa sono e di come “funzionano” e si comportano, le coste sabbiose in ciascuna località. Davanti ai costi per riparare i danni dell’erosione delle coste ci sarebbe da aspettarsi che ci fossero decine di università e di centri di ricerca e documentazione sull’erosione costiera ma non è così, purtroppo, anche se la dinamica delle spiagge sarebbe un argomento di ricerca e di esplorazione di enorme interesse anche internazionale perché l’erosione costiera tende a manifestarsi in tutto il mondo.
Forse la vera soluzione sarebbe una svolta nella politica degli insediamenti. Nel 1985 fu emanata una legge, che porta il nome dello storico Giuseppe Galasso che ha fissato un divieto di costruzioni entro una fascia di trecento metri dalla riva del mare e dei fiumi. Guardatevi in giro e osservate come questa legge è stata sistematicamente violata; non possiamo allora lamentarci se l’Italia si restringe, con l’assalto edilizio delle coste che c’è stato, sempre più arrogante e sempre più condonato.
 
I danni delle privatizzazioni
 
Da secoli, e fino a pochi anni fa, le coste "appartenevano" allo stato che ne consentiva, nel bene e nel male, l'uso da parte dei privati, con vincoli e cautele. Col trasferimento del demanio marittimo dagli organi centrali dello stato alle Regioni e ai Comuni, la domanda di "concessioni" si è fatta sempre più pressante. La ancora più recente politica di privatizzazione dei beni dello stato, pur di ricavare un po’ di soldi, indebolisce ulteriormente qualsiasi controllo pubblico su un bene, la spiaggia e la costa, che è (dovrebbe essere), per eccellenza, bene comune. Come se non bastasse le norme comunitarie prevedono che le concessioni sulle coste siano messe in gara aperta anche a concorrenti internazionali e i vincitori si può ben immaginare che cercheranno di trarre il massimo profitto, e di assicurare pertanto il massimo danno ecologico alle nostre povere spiagge.
Per una più rispettosa utilizzazione delle coste forse occorre una maggiore conoscenza della loro importanza, ecologica e umana: penso ad un libretto di informazione popolare proprio sull'"interfaccia" fra mare e terra per aiutare soprattutto i ragazzi a riconoscere la bellezza, spesso silenziosa e poco vistosa, delle coste e per far capire che è possibile trarne benefici economici senza distruggerne il valore.
 

Da FIMA cinque consigli per un Natale sostenibile

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I consigli della Federazione italiana media ambientali per feste più "verdi"
 
 
Natale è alle porte e insieme ai sorrisi, alle luci e alle feste arriveranno purtroppo anche tonnellate di rifiuti da smaltire, tra carte, pacchetti e avanzi del consumismo sfrenato. Vivere però le festività in modo più sostenibile è possibile grazie a cinque consigli pratici della FIMA, la Federazione Italiana Media Ambientali. 
1) Scegliere sempre stoviglie riutilizzabili
Il Natale è il momento in cui figli, nipoti, zii e cugini giungono da ogni parte del mondo per riunirsi alle proprie famiglie e cenare in compagnia. Una prima scelta responsabile sarà quella di utilizzare piatti lavabili al posto di quelli di plastica o, in alternativa, quelli compostabili realizzati in fibre vegetali che possono essere smaltiti con facilità nella frazione umida.
2) Incartare i regali con materiali di recupero
Quanto dura la carta di un regalo? In media 15 secondi. Perché allora spendere denaro per acquistare costose carte colorate destinate a finire rapidamente nel secchio? Incartare i regali in modo più originale è possibile: basterà riciclare la carta di vecchi giornali, uno spago e altri materiali di recupero per le decorazioni.
3) Scegliere prodotti sostenibili per la tavola
Ogni pietanza ha una filiera e una provenienza, dal pesce alla frutta: quando si scelgono le portate per il pranzo di Natale o per il cenone di Capodanno è meglio optare per prodotti di stagione e a filiera corta. Un occhio di riguardo anche al pesce: è preferibile scegliere quello locale e pescato in modo artigianale, sostenibile e rispettoso dei nostri mari.
4) Meglio un albero vero
Un albero natalizio di plastica non è più sostenibile di uno vero. Tanti degli abeti presenti nei negozi sono infatti alberi coltivati appositamente per scopi commerciali, non vanno a spogliare le nostre foreste e possono essere ripiantati dopo le feste. Gli alberi di plastica invece sono terribilmente inquinanti, sia nella produzione che nello smaltimento.
5) Scegliere il trasporto pubblico per lo shopping
Il freddo e i riscaldamenti contribuiscono pesantemente all’inquinamento atmosferico delle città. Scegliere di andare a fare shopping natalizio senza prendere l’auto privata è un ottimo modo per ridurre le emissioni. Perché non cercare regali nei negozi di prossimità oppure utilizzare il trasporto pubblico locale?

“Dal cibo ai regali, passare le festività in modo più green è possibile e ci auguriamo che il giornalismo sia sempre in prima linea nel raccontarlo”,  dichiara Roberto Giovannini, presidente della FIMA. “Anche dal mondo dell’informazione deve giungere infatti una spinta a vivere tutte le festività all’insegna della sostenibilità, dell’innovazione negli stili di vita e del rispetto per l’ambiente”.
 

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