La casa: c’è un gran lavoro da fare per renderla sostenibile

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Sedi privilegiate del consumo, dalle case (ce ne sono 40 milioni in Italia) si può partire per una città più razionale e pulita.
Ma c’è ancora molto da fare per ingegneri, architetti, chimici, ecologi, merceologi e inventori
 
Giorgio Nebbia
 
casa-ecologicaLa vera unità delle attività economiche di un paese è “la casa”. Tanto è vero che il “prodotto interno lordo” di un paese corrisponde alla massa di denaro che viene assorbita dai servizi e dai “consumi finali”, i quali si svolgono, appunto, nell’ambito della casa. I servizi sono quelli che assicurano acqua, energia, merci e beni materiali ed economici alle “case”, alle “famiglie”.
La “casa” è qualcosa di molto complesso: è fatta di muri di cemento, di mobili, di fili elettrici, di tubi per l’acqua potabile e per il riscaldamento: va dagli appartamentini nei grandi palazzi delle periferie, agli appartamenti dei quartieri borghesi, alle seconde case, abitate poche settimane all’anno, alle grandi abitazioni e ville dei ricchi e dei ricchissimi, alle catapecchie dei poveri e poverissimi.
All’incirca si può calcolare che in Italia “le case” siano una quarantina di milioni, abitate talvolta da una persona sola, talvolta giovane, talvolta anziana, da più persone bambini, adulti, anziani, eccetera; qualsiasi politica economica dovrebbe partire da una buona conoscenza delle “case” e del loro funzionamento.
 
Come “funziona” una casa
 
Ho usato questo strano termine perché ciascuna casa, pur diversa da tutte le altre, è una “macchina” nella quale, gli abitanti possono vivere soltanto grazie ad un continuo flusso di acqua, di energia, di beni materiali, differenti da stagione a stagione, anzi da giorno a giorno: alimenti, abiti, giornali, plastica, giocattoli, imballaggi e innumerevoli altri.
Tutto quello che entra viene trasformato, tanto che si può parlare del “metabolismo” della casa, simile a quello degli alimenti che entrano in un corpo umano; l’energia del riscaldamento o dell’elettricità si trasforma in calore a bassa temperatura che fuoriesce nell’aria esterna; l’acqua viene eliminata come acqua di rifiuto, le cose materiali finiscono nei rifiuti solidi.
In questo vero e proprio metabolismo, simile a quello della trasformazione del cibo che alimenta la vita umana, entrano anche i mezzi di trasporto, quegli strumenti che, “mangiando” e trasformando la benzina e il gasolio, consentono lo spostamento degli abitanti della “casa” dalla casa stessa al posto di lavoro, alla scuola e che consentono il ritorno alla casa.
 
Un esempio: il flusso dell’acqua
 
Proviamo a fare qualche conto cominciando dal flusso dell'acqua; in una abitazione media di tre persone il flusso di acqua varia da alcune centinaia a poche migliaia di litri al giorno, da 200 a 1.000 metri cubi all’anno; gli stessi valori corrispondono praticamente al flusso di acqua che esce dai lavandini e gabinetti come acqua sporca. La legge stabilisce, in conformità alle norme europee, che l'acqua potabile deve avere caratteristiche chimiche e biologiche molto severe; non deve contenere sostanze potenzialmente pericolose in quantità superiori a limiti abbastanza rigorosi.
 
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Noterelle di economia circolare

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Un nome recente per un fenomeno con una lunga storia, anche di inquinamento. È il cloro la prima merce ottenuta dai rifiuti. Storia poco nota dei primi tentativi di economia circolare
 
Giorgio Nebbia
 
“Economia circolare” è un nome recente per indicare le operazioni di riciclo dei rifiuti con produzione di materie o merci utili e vendibili. Espressione fortunata che ha già dato vita a libri, saggi, congressi, interviste televisive, gli ingredienti del successo; definizione e descrizione “ufficiali” sono state pubblicate come “Pacchetto sull’economia circolare: domande e risposte” a cura della Commissione Europea.
Sta di fatto che qualsiasi società ha sempre cercato di guardare i propri rifiuti per vedere se poteva ricavarne qualcosa di utile; anzi lo sguardo ad alcuni eventi del passato aiuta a comprendere l’ingegnosità di chi ci ha preceduto, i progressi che la ricerca di un riciclo dei rifiuti ha portato anche ad altri campi, e a stimolare nuove imprese.
Episodi di economia circolare si sono moltiplicati soprattutto nel corso della rivoluzione industriale, a partire dal Settecento, nel campo della metallurgia, della chimica, delle attività minerarie, dell’industria tessile e della carta, delle attività agricole e alimentari, praticamente dovunque.
 
Lo sfortunato Leblanc
 
processo Leblanc per produzione sodaPrendiamo il processo inventato dello sfortunato (morì suicida) chimico francese Nicholas Leblanc (1742-1806) per la fabbricazione del carbonato di sodio artificiale, in alternativa a quello ricavato dalle ceneri di alghe e di piante; esso consisteva nel trattamento del cloruro di sodio con acido solforico e nella scomposizione del solfato di sodio risultante per reazione con calcare e carbone ad alta temperatura (nell'immagine a lato). La lisciviazione della miscela risultante e la successiva concentrazione del liquido così ottenuto fornivano carbonato di sodio con 10 molecole di acqua di cristallizzazione. Il primo passaggio del processo liberava acido cloridrico che dapprima veniva immesso nell’atmosfera e il secondo lasciava come residuo fangoso del solfuro di calcio che all’aria si decomponeva liberando l’inquinante e nocivo idrogeno solforato.
La produzione del carbonato di sodio col processo Leblanc ha dato vita alle prime proteste contro l’inquinamento atmosferico industriale da parte sia degli agricoltori, sia degli abitanti delle zone vicino alle fabbriche. In Inghilterra la protesta è finita in Parlamento ed ha indotto il governo a emanare le prime leggi antinquinamento, l’Alkali Act del 1863.
 
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Un “accorato appello” di papa Francesco per la difesa dell’ambiente

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Durante l’udienza generale in piazza San Pietro, alla vigilia della Giornata internazionale per la riduzione dei disastri naturali (13 ottobre), il papa invita a “promuovere sempre più una cultura che abbia come obiettivo la riduzione dell’esposizione ai rischi e alle calamità naturali”.
Ed esorta a ripudiare la pena di morte
 
20171011 papa Francesco mentre lancia il suo accorato appello per la difesa ambiente
(Roma, 11 ottobre) Durante una affollata udienza generale in piazza San Pietro, papa Francesco ha ricordato che il 13 ottobre ricorre la Giornata internazionale per la riduzione dei disastri naturali.
In vista della giornata, il pontefice ha rinnovato il suo “accorato appello per la salvaguardia del creato mediante una sempre più attenta tutela e cura per l’ambiente”. “Incoraggio - ha proseguito papa Francesco -, pertanto, le Istituzioni e quanti hanno responsabilità pubblica e sociale a promuovere sempre più una cultura che abbia come obiettivo la riduzione dell’esposizione ai rischi e alle calamità naturali. Le azioni concrete, volte allo studio e alla difesa della casa comune, possano ridurre progressivamente i rischi per le popolazioni più vulnerabili. (Nella foto accanto, il momento in cui papa Francesco lancia il suo “accorato appello”)
 
Ferma posizione contro la pena di morte
 
Parlando invece ai partecipanti all'incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, in occasione del venticinquesimo anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica da parte di papa san Giovanni Paolo II, sempre nello stesso giorno, il papa ha affermato “con forza che la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale” e si è assunto “le responsabilità del passato” per il fatto che nei secoli scorsi “nello Stato Pontificio si è fatto ricorso a questo estremo e disumano rimedio, trascurando il primato della misericordia sulla giustizia”.
 

Storia naturale della mucca

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Quanto “pesano” il miliardo e mezzo di bovini che abitano la Terra? La complessa “filiera” – spesso triste e dolorosa - dei preziosi doni di un animale che tendiamo a vedere solo come una macchina produttiva, i suoi pericolosi rifiuti e i modi per ridurli. E i generosi movimenti vegetariani e vegani che si battono per sottrarre la mucca al suo destino di “bestia” economica

 

Giorgio Nebbia

nebbia@quipo.it

 

tagli carnePuò sembrare frivolo parlare delle mucche in una rivista seria, penso che sarò perdonato se mi occupo anche di altri inquilini del nostro pianeta che sono strettamente legati alla vita umana.
Sulla Terra, in compagnia dei circa 7.200 milioni di persone, che pesano complessivamente circa 400 milioni di tonnellate, abitano circa 1.500 milioni di bovini, del peso complessivo di circa 600 milioni di tonnellate. L’uso del verbo “pesare” non è inappropriato perché gli umani e i bovini, come gli altri animali pesano letteralmente, con i loro corpi, sulla superficie terrestre, siano strade, città umane e allevamenti, campagne, pascoli, e pesano con la loro richiesta di alimenti e con i loro rifiuti organici (e, nel caso degli umani, anche merceologici). Non a caso alcuni studiosi propongono di studiare gli effetti ambientali attraverso la misura dell’“impronta” lasciata sul pianeta dai suoi abitanti.
Le mucche costituiscono circa un quarto dei bovini. A guardare una mucca da lontano, con il suo lento ruminare, non si pensa che quel tranquillo animale sia una macchina, non molto diversa da quelle di una fabbrica. Come una fabbrica introduce materie prime e combustibili e produce delle cose utili; così l’erba o il mangime sono le materie prime per il “funzionamento” della mucca che, con la combustione degli alimenti nel suo corpo, vive e “produce” il latte che arriverà poco dopo sulla nostra tavola e circa un vitello all’anno.
Come una fabbrica “butta fuori” nell’ambiente una parte delle materie in entrata sotto forma di gas e rifiuti e scorie, così anche la mucca, nel suo processo vitale quotidiano butta nell’ambiente gas, urina ed escrementi.
 
10 tonnellate di acqua l’’anno, ovvero, “contabilità” della mucca
 
L’esame della storia naturale della mucca fornisce alcune utili informazioni; non è facile redigere una contabilità del suo funzionamento ma si possono fare dei conti approssimativi.
 
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14 ottobre, prima Giornata mondiale dell’educazione ambientale. A 40 anni dalla Conferenza ONU

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Si celebra il 14 ottobre la prima Giornata mondiale dell’educazione ambientale.
A 40 anni dalla Conferenza ONU di Tbilisi (Georgia)
 
LOGO WEEC allTra il 14 e il 26 ottobre di ogni anno, scuole, parchi, centri di educazione ambientale, istituzioni pubbliche, associazioni, musei,… dedicheranno eventi speciali per sottolineare l’importanza di sviluppare l’azione educativa volta a costruire competenze trasversali, a comprendere meglio la complessità delle sfide di un mondo in cui tutto è sempre più interconnesso, a incidere sulla percezione del rapporto umano con l’ambiente, sugli atteggiamenti e quindi sui comportamenti individuali e collettivi, a rendere le persone protagoniste consapevoli di un cambiamento verso società più “ecologiche”, più vivibili e più giuste.
Il 14 ottobre del 1977, infatti, si aprì a Tbilisi (capitale della Georgia) la Conferenza intergovernativa delle Nazioni Unite sull’educazione ambientale, organizzata da UNESCO e UNEP, che si concluse il 26 ottobre con una Dichiarazione ancora oggi di grande attualità.
Il coordinamento della Giornata mondiale è curato dalla rete mondiale di educatori ambientali che ogni due anni danno anche vita ai congressi del settore (WEEC, World Environmental Education Congress).
Le celebrazioni del quarantesimo anniversario della Conferenza di Tbilisi del 1977 si sono tenute il 9 settembre scorso a Vancouver, in occasione del Nono Congresso mondiale WEEC.
 
Per informazioni e adesioni
 

Apprendere per un’economia verde

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Presentato a Torino A.P.P. VER, apprendere per produrre verde. Aumentare l'offerta educativa e formativa in materia di economia verde l’obiettivo del progetto transfrontaliero finanziato con 1.400.000 euro dal programma Interreg Alcotra
 
A.P.P. VER, apprendere per produrre verde, pensato per aumentare l'offerta educativa e formativa sul tema della “green economy” attraverso lo sviluppo di una rete di collaborazione tra scuole, aziende e istituzioni dei territori italiani e francesi, è stato presentato giovedì 28 settembre a Palazzo Cisterna, sede della Città metropolitana di Torino.
app verDurante l'incontro sono stati sottoscritti due protocolli di intesa fra scuole, partner e associazioni di categoria per avviare concretamente il lavoro di concerto che impegnerà attivamente mondo della scuola e mondo del lavoro e sono state presentate le parole chiave del progetto (nella foto accanto).
Tra i prodotti che saranno realizzati grazie ai fondi europei, un vero e proprio sussidiario per la “green education”: uno strumento transfrontaliero che sarà sperimentato nei territori dell'area metropolitana di Torino e del Dipartimento delle Alpi Marittime per qualificare in ottica di sostenibilità la relazione tra la scuola, la formazione professionale e il mondo del lavoro.
Il sussidiario è uno strumento che deve facilitare il rapporto di conoscenza tra la scuola, la formazione professionale e il mondo del lavoro.
La Città metropolitana è capofila del progetto, cui hanno aderito per il versante italiano come partner il Comune di Pinerolo e il CFIQ - Consorzio per la Formazione, l'Innovazione e la Qualità di Pinerolo (realtà specializzata nella formazione di giovani e adulti, sia occupati che disoccupati) mentre per il versante francese il gruppo di interesse pubblico per la formazione professionale e inserimento GIP FIPAN, un'agenzia pubblica costituita da esperti in formazione con sede a Nice.
Finanziato con un budget complessivo di 1 milione e 400mila euro, su fondi del programma di cooperazione transfrontaliera tra Francia e Italia Interreg ALCOTRA, il progetto ha una durata triennale 2017/2020.
 

Le merci nella Bibbia, raccontate da Giorgio Nebbia

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Metalli e minerali citati nella Bibbia: uno sguardo su eventi, abitudini di vita e alimentari, materie prime e prodotti chimici frutto di vasti rapporti commerciali internazionali e anche di guerre merceologiche
 
Giorgio Nebbia
 
GIORGIO NEBBIANel 1943 l’esercito americano, dopo aver sconfitto l’armata di Rommel in Africa, stava invadendo la Sicilia; cadeva il fascismo di Mussolini e l’Italia si arrendeva agli Alleati; una pattuglia di scienziati in una località segreta del Nevada stava costruendo la bomba atomica, ma la dottoressa Mary Weeks (1892-1975) non doveva avere molto da fare a Lawrence, nell’Università del Kansas, se si era dedicata a realizzare una mostra delle sostanze chimiche citate nella Bibbia.
Che siate credenti o non credenti, l’Antico e il Nuovo Testamento consentono di gettare uno sguardo su eventi, abitudini di vita e alimentari, materie prime e prodotti chimici noti a, e usati da, una comunità abbastanza ristretta, la ”nazione” degli Israeliti, probabilmente alcune centinaia di migliaia di persone; una comunità abbastanza agitata perché esposta a liti e divisioni anche interne, a migrazioni forzate nei paesi vicini, talvolta in Egitto, talvolta in Mesopotamia, con ritorno in Palestina, una comunità con vasti rapporti commerciali internazionali e che aveva la passione di scrivere e, direi, verbalizzare eventi e informazioni di vita quotidiana.
 
Nella Bibbia storie di persone e di cose
 
I testi biblici pervenutici si riferiscono ad un periodo di circa 2000 anni, dalla nascita della “nazione” fino all’inizio dell’era che chiamiamo cristiana. I vari “libri” della Bibbia contengono istruzioni relative a comportamenti individuali e collettivi, regole di rituali religiosi, nonché storie personali, resoconti di guerre e avventure, alcune con riscontri storici nei testi di altre società contemporanee, alcune leggendarie o riflessi drammatizzati di eventi reali come la grande alluvione da cui si sarebbe salvato Noè.
Sulla base dei testi della Bibbia sono poi state elaborati gli innumerevoli scritti, nel corso dei successivi 2000 anni, che stabiliscono regole e riti seguiti da alcune comunità ebraiche ancora oggi e che hanno influenzato anche gli scritti dell’Islam.
In tutti i testi biblici si parla di persone che abitavano in edifici, si lavavano, si sposavano che usavano delle “cose” materiali, alimenti, aratri metallici, recipienti di terracotta o di pelle, che coprivano il corpo con tessuti, tanto più che si trattava di una società abbastanza tecnicamente evoluta sia nel campo agricolo sia in quello commerciale.
Nuremberg chronicles f 11r 1Per i prodotti che non poteva ricavare nel proprio paese il popolo ebraico cercava di conquistare i paesi vicini con guerre merceologiche come quelle contro le città-stato, fra cui Sodoma e Gomorra, che monopolizzavano il commercio del prezioso sale dei grandi giacimenti sulle rive del Mar Morto.
L’articolo della Weeks fu pubblicato nel Journal of Chemical Education del febbraio 1943; quasi contemporaneamente un altro chimico, Hugo Zahnd, del Brooklyn College, ha pubblicato due articoli sulle conoscenze chimiche nell’antico e nel nuovo testamento, nello stesso Journal of Chemical Education, luglio 1943 e febbraio 1946.
Gli Israeliti conoscevano la lavorazione dei metalli: oro, argento, stagno, rame e loro leghe, di cui sfruttavano alcune miniere nel Sinai, anche se quelle che si visitano come “miniere del re Salomone” a Timna nel Sinai erano probabilmente miniere e fonderie sfruttate dai Faraoni qualche centinaio di anni prima dell’“età di Salomone”.
Fra le operazioni tecniche viene citata la fusione e la coppellazione dei metalli la cui purezza era verificata con saggi chimici e fisici.
 
Una fitta rete di scambi
 
Probabilmente i metalli e minerali citati nella Bibbia provenivano da scambi commerciali con i popoli vicini con i quali Israele era collegato mediante vie carovaniere e che procuravano aromi, spezie e pietre preziose, merci apprezzate dai re e che avevano significato anche rituale.
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JOB&ORIENTA 2017

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“Orientarsi all’innovazione per costruire futuro”: alla Fiera di Verona, dal 30 novembre al 2 dicembre la 27a edizione del Salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro. Un fitto calendario di appuntamenti, a ingresso libero
 
 
Joborienta2017Orientarsi all’innovazione per costruire futuro”: questo il titolo della 27a edizione di JOB&Orienta, salone nazionale dedicato all’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro, in programma alla Fiera di Verona da giovedì 30 novembre a sabato 2 dicembre 2017.
Focus di questa edizione la necessità di saldare forti alleanze tra scuola e lavoro, allineando la formazione con i profondi cambiamenti del mondo economico-produttivo e della società, ma pure sollecitando nei giovani la predisposizione all’apprendimento continuo. Convinti che l’industria 4.0 si costruisce a partire dall’innovazione di didattica e formazione, di cui l’alternanza scuola lavoro e l’apprendistato costituiscono significative sperimentazioni. E nella consapevolezza che ad evolvere – accanto alle professioni e alle competenze richieste – è il lavoro stesso, e che l’innovazione non è esclusivamente questione di tecnologie, ma anche di processo e di visione.
Promosso da VeronaFiere e Regione del Veneto, in collaborazione con Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, JOB&Orienta si avvicina ai suoi trent’anni di storia confermandosi evento di riferimento per gli operatori dei diversi ambiti e per studenti, famiglie e giovani. Perché oltre ad essere un luogo di aggiornamento e dibattito per gli addetti ai lavori, il Salone è da sempre occasione importante per le famiglie e per tutti quei ragazzi che hanno necessità di individuare e scegliere con consapevolezza il proprio percorso scolastico; infine per i giovani in cerca di occupazione, ai quali intende fornire strumenti utili a una ricerca attiva e più efficace.
 
Un percorso dedicato a docenti e dirigenti scolastici
 
Quest’anno al Salone un’importante novità.
 
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Sommersi da un mare di plastica

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Cresce l’attenzione per l’inquinamento da plastica di mari e oceani. Parte da Torino una mostra (“Ocean plastic lab”) che toccherà Parigi, Washington, Bruxelles e Berlino. E da Milano un allarme: a bordo della plastica viaggiano anche le specie invasive

Mario Salomone

 
ocean plastics lab(22 settembre 2017) In occasione dei G7 Scienza, Industria/ICT e Lavoro in programma a Torino dal 26 settembre al 1 ottobre, parte dal capoluogo piemontese la Mostra interattiva “Ocean plastic lab”, che toccherà poi varie città del mondo, cominciando da Parigi, Washington, Bruxelles e Berlino.
Si tratta di una iniziativa promossa dal Ministero Federale dell'Educazione e della Ricerca della Germania, in collaborazione con il Consorzio Tedesco per la Ricerca Marina (Konsortium Deutsche Meeresforschung, KDM) e con il supporto della Commissione Europea. Allestita in container per facilitarne il trasporto e l’allestimento in spazi pubblici (la visita è gratuita) e la partecipazione di ricercatori e organizzazioni di vari paesi (per l’Italia l’Università di Siena e Legambiente), ha lo scopo di sensibilizzare al sempre più grave inquinamento marino da parte di plastiche piccole e grandi.
Tutti i nostri avanzi plastici dalle bottiglie di plastica ai bicchieri di caffè, dai giocattoli ai sacchetti di plastica abbandonati sulle spiagge che arrivano nei mari creano un grande danno alla flora e fauna marina, ha spiegato la coordinatrice scientifica del progetto, Julia Schnetzer, alla presentazione avvenuta nella sede del Consiglio regionale del Piemonte: quelli che chiamiamo rifiuti “marini” sono in realtà rifiuti “terrestri”, che arrivano al mare dall’interno dei continenti, portati dai fiumi. Per formare enormi isole di plastica, finire nella catena alimentare o – come ha raccontato Serena Carpentieri, responsabile campagne Legambiente – sulle spiagge, dove in occasione della campagna “Puliamo il mondo” si trovano mediamente 700 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia.
 
8 milioni di tonnellate di plastica in mare, ma poca attenzione dai politici
 
Beppe Rovera, per 25 anni conduttore di “Ambiente Italia” (ora anch’essa chiusa dalla RAI come altre trasmissioni sull’ambiente) ha sottolineato come l’iniziativa di “Ocean plastic lab” nasca da un governo, mentre nel Parlamento italiano giace ancora in attesa di approvazione una proposta di legge per la messa al bando delle microplastiche. Insensibilità dei politici e/o forza delle lobby?
 

 

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Per la nona volta l’educazione ambientale a congresso. Si è svolta l’edizione 2017 dei WEEC

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Si è tenuto a Vancouver il Nono World Environmental Education Congress (WEEC).
Quasi mille partecipanti dai cinque continenti, presenti UNESCO e UNEP, al più importante evento mondiale del settore, la cui sede internazionale è in Italia.
Prossimo appuntamento: la Giornata mondiale dell’educazione ambientale
 
P9140290Il 9th World Environmental Education Congress si è tenuto a Vancouver (Canada) dal 9 al 13 settembre 2017, ricco (come sempre) di esperienze, testimonianze, dibattiti, incontri, idee ed emozioni.
Quasi mille i partecipanti, da una sessantina di paesi dei cinque continenti, hanno affollato il centro congressi di Vancouver, una delle più interessanti e innovative (nonché ecologiche) città del mondo.
I biennali congressi WEEC (il cui segretariato internazionale ha sede in Italia) continuano a essere il principale riferimento per chi fa ricerca o pratica nel campo dell’educazione ambientale.
 
Autorità e ospiti d’onore
 
Aperto, tra gli altri, da Irina Bokova, direttore generale dell’UNESCO, dal Luogotenente Governatore della British Columbia Judith Guichon e dalle note introduttive dei due co-presidenti del congresso, David Zandvliet e Mario Salomone (nella foto)
Ospite d’onore la principessa Lalla Hasnaa, presidente onoraria della Fondazione Mohammed VI per la protezione dell’ambiente che nel 2013 aveva organizzato il grande appuntamento WEEC a Marrakech.
La plenaria di apertura aveva visto anche la celebrazione dei 40 anni dalla conferenza intergovernativa sull’educazione ambientale tenutasi a Tbilisi, con interventi di Elliot Harris (UNEP), Julia Heiss (UNESCO, Team Leader del settore Educazione allo sviluppo sostenibile), Ekaterine Grigalava (Viceministro dell’ambiente della Georgia), Tamar Aladashvili (Dipartimento Politica ambientale e relazioni internazionali del Ministero dell’ambiente georgiano), Charles Hopkins (UNESCO Chair in Reorienting Teacher Education to Address Sustainability), Bill Darnell (Greenpeace Alumnus, Canada).
 
I lavori del congresso
 
Strutturato in sessioni plenarie e parallele, il congresso è poi continuato esaminando esperienze e sfide dell’educazione ambientale. Molto apprezzate dai partecipanti le sessioni “poster”, organizzate secondo un nuovo formato interattivo e per temi.
Ai “rapporteurs” il compito di sintetizzare la ricchezza di quanto emerso, sottolineando l’attenzione data al multiculturalismo, l’azione di “empowerment” svolta dall’educazione ambientale e il suo essere il presupposto fondamentale per una transizione verso un nuovo paradigma economico.
 
L’intervento di David Suzuki e la tavola rotonda dei giovani
 
P9090136La principale domanda che dobbiamo porci è come contribuire con il nostro lavoro a fronteggiare l’urgenza della situazione e utilizzare ogni opportunità che ci possa aiutare a produrre il necessario cambiamento di paradigma – ha detto tra l’altro nel suo apprezzato intervento David Suzuki, il celebre genetista noto come divulgatore scientifico e militante ambientalista.
A conclusione del congresso anche una tavola rotonda di giovani, la cui presenza aveva attraversato tutte le giornate di Vancouver. Giovani universitari, studenti liceali e esponenti delle comunità indigene hannno lanciato un messaggio di speranza, ma anche un invito all’azione e a intrecciare ambiente e valori, natura e cultura (concetto cui era ispirato il titolo dell’edizione 2017).
In chiusura, David Zandvliet, co-presidente del 9th WEEEC, ha espresso la sua soddisfazione per l’ampia partecipazione da tutti gli angoli del pianeta e ha sottolineato l’importanza di favorire il dialogo e il reciproco scambio di idee.
Mario Salomone, Segretario Generale della rete mondiale WEEC (che come già detto ha la sua sede centrale in Italia) e altro co-presidente del congresso, ha rinnovato i ringraziamenti a UNESCO e UNEP per la loro costante presenza e il loro supporto, nonché alle varie reti e alle numerose organizzazioni che hanno colto l’occasione del Nono WEEC per presentare le loro iniziative, stringere nuove relazioni e nuovi partenariati e anche prendere importanti decisioni politiche. L’augurio, ha detto Mario Salomone, è di rafforzare sempre più l’azione tra un congresso e l’altro al servizio di tutti gli attori dell’educazione ambientale. L’invito è a usare tutti gli strumenti della rete e a dedicare il mese di ottobre e in particolare il 14 ottobre alla celebrazione del World Environmental Education Day.
 

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