Festa della Macchia Mediterranea a Caltagirone

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21 novembre 2017: visita alla “base naturalistica” e tavola rotonda “Macchia mediterranea e capitale naturale: misurare il valore dell’ambiente”
 
logo RAMARRO SICILIALa venticinquesima edizione della “Festa della Macchia Mediterranea” si svolgerà il 21 novembre a Caltagirone, presso la base Naturalistica del Ramarro Sicilia, sita in contrada Renelle nel Bosco di Santo Pietro dalle ore 10:00 alle ore 12:00.
Dalle ore 14:00 alle ore 17:00, sempre presso la Base Naturalistica del Ramarro Sicilia, Tavola Rotonda su “Macchia mediterranea e capitale naturale: misurare il valore dell’ambiente”.
Gli interventi dei partecipanti si svolgeranno secondo una modalità informale all’interno della la Base Naturalistica del Ramarro Sicilia e saranno videoregistrati e resi disponibili sulle pagine social degli organizzatori.
 
 

Gli impatti del cambiamento climatico: capirli e prevenirli

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Incontro all’Università di Torino con il biometeorologo Alessandro Pezzoli e tavola rotonda con Dario Padovan, Mario Salomone, Roberto Beneduce e Mauro Bonaiuti
 
logo Unito Unitwin Cattedra UNESCOMartedì 21 novembre incontro con Alessandro Pezzoli sul tema "Biometereologia: leggere e prevedere gli impatti del cambiamento climatico", alle 14,30 al Campus Luigi Einaudi di Torino (Aula F1), Lungo Dora Siena 100/4.
L'intervento del Professor Pezzoli sarà seguito da una tavola rotonda a cui parteciperanno Dario Padovan, Mario Salomone, Roberto Beneduce e Mauro Bonaiuti,
L’incontro (terzo dei seminari Solars su “Energia, lavoro, corpi”) si svolge nell’ambito della Settimana UNESCO per l’Educazione alla Sostenibilità (20 - 26 novembre 2017), promossa dal Comitato Nazionale per l’Educazione alla Sostenibilità-Agenda 2030, dedicata al tema “Cambiamenti climatici e rifugiati ambientali”.
 

Io amo la ginestra

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Una materia prima rinnovabile sulla porta di casa, dimenticata e ora da riscoprire: è il caso della ginestra, amata dai poeti e utile alla Natura
 
Giorgio Nebbia
 
ginestraIn questo gran parlare di energie e di materie prime rinnovabili forse qualche soluzione può essere cercata proprio sulla porta di casa: è il caso della ginestra che si trova, con i suoi arbusti spontanei perenni, nelle valli italiane e specialmente nel Mezzogiorno, nelle quali un mare di fiori gialli accoglie, da maggio a ottobre, i viaggiatori. Sembra che il Sole, dopo aver fatto crescere la pianta, abbia voluto, per sovrappiù aggiungere i carotinoidi per rendere ancora più belli e splendenti i suoi fiori, e un attraente profumo.
Il principale genere di ginestra diffuso in Italia ha il nome botanico Spartium junceum. La ginestra è citata dal botanico greco Teofrasto (371-187 avanti Cristo) e dal naturalista romano Plinio (23-79 dopo Cristo) il quale addirittura credeva che le ceneri della pianta contenessero oro (chissa?), forse ispirato dal colore oro dei fiori. La ginestra ha molte virtù ecologiche: è una leguminosa e come tale cresce fissando direttamente l’azoto atmosferico, senza bisogno di apporto di concimi azotati sintetici.
 
I molti vantaggi della ginestra
 
La ginestra, con le sue radici, ha un effetto stabilizzante sulle scarpate e sui fianchi delle valli e fornisce un contributo diretto e gratuito alla difesa del suolo contro l’erosione che continua a distruggere ricchezza provocando frane e alluvioni. Almeno una parte dei costi e dei dolori provocati dalle frane e dalle alluvioni, specialmente nel Mezzogiorno, avrebbero potuto e potrebbero essere evitati se si ricoprissero i fianchi delle valli con le piante che trattengono il suolo, come appunto la ginestra o la robinia.
 
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Gli Alieni contro le migrazioni climatiche

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A Torino Migrant Aliens dell'artista cinese Fu Yuxiang 
alieni migranti
Al Campus Einaudi, dalle 8.30 alle 20 di 17 novembre 2017 il gruppo informale R-Eact realizzerà un suo allestimento scenografico sull'opera Migrant Aliens dell'artista cinese Fu Yuxiang attualmente presente nel cortile del Campus Luigi Einaudi di Torino.
migrant aliensL'azione, ideata da R-Eact e sostenuta dall'artista e dai suoi collaboratori, ruoterà attorno al tema delle migrazioni influenzate pesantemente dal cambiamento climatico, focalizzandosi sulle più gravi cause di emigrazione e sul loro legame con riscaldamento globale e inquinamento. Con questo intervento R-Eact e Fu Yuxiang vogliono riprendere il significato originale dell'opera - il diverso, il migrante, chi non è codificato e percepito come “normale” dalla nostra società e che pertanto rischia di essere messo ai margini - sottolineando le trasformazioni degli ambienti umani e naturali di molte regioni del Mondo e come esse abbiano spinto alla fuga masse sempre maggiori di persone.
Fu Yuxiang è un curatore ed artista nato a Chongqing, Cina, già ospite della Biennale di Venezia. R-Eact è un gruppo informale di studenti universitari di Economia dell'Ambiente dell'Università di Torino. L'opera Migrant Aliens resterà esposta nel Campus Luigi Einaudi fino al 18 novembre ed è presentata a cura della società Diffusione Italia International Group SRL e dell'Istituto Confucio di Torino nell'ambito del progetto Friendship Project.
 

Cambiamenti climatici: gli impatti sull’agricoltura e come contrastarli

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Conseguenze e azioni di contrasto a due anni dalla Conferenza di Parigi, se ne parla il 23 novembre a San Giorgio di Mantova
 
LABTER CREA MANTOVAGiovedì 23 novembre 2017, alle ore 20:30, presso l’Auditorium del Centro Culturale di San Giorgio di Mantova, Via Frida Khalo, conferenza sul clima all’indomani della Conferenza delle Parti di Bonn (COP23).
Tra i tanti temi possibili da approfondire e discutere, la Conferenza ha scelto gli impatti che i cambiamenti climatici stanno avendo sull'agricoltura e sulla salute e le possibili azioni di contrasto, attuabili sia a livello pubblico che privato in particolare nel nostro paese e nella nostra provincia. 
Relatori della serata saranno Piero Toscano e Marco Morabito, ricercatori presso IBIMET-CNR Firenze, Francesco Dugoni, direttore di AGIRE e Claudio Leoni, past president dell'Ordine dei Dottori Agronomi di Mantova.
L’incoontro è promosso dall'associazione Il Gelso di San Giorgio di Mantova, in collaborazione con LABTER-CREA Rete di Scuole, GLOBE ITALIA Rete Nazionale di Scuole, Istituto di Biometeorologia (IBIMET) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Firenze, AGIRE Mantova, Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali Mantova, ASEP srl, con il contributo della azienda  G2B srl e con il Patrocinio dell'Unione di Comuni Lombardia San Giorgio e Bigarello, di Provincia di Mantova, Parrocchia di San Giorgio e Italia Nostra.
 
 

Albert Szent-Gyorgyi, lo scopritore della Vitamina C

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L’ungherese Albert Szent-Gyorgyi (1893-1986), antinazista e militante per i diritti civili, per le sue ricerche sull’acido ascorbico ebbe il premio Nobel per la medicina nel 1937. Tutto era cominciato con i peperoni
 
Giorgio Nebbia
 
uomo o scimmia pazzaSzeged, la bella città dell'Ungheria meridionale, si vanta di essere la capitale del peperone. Per due motivi: uno di carattere agricolo e uno di carattere scientifico, per essere stata la patria del grande chimico Szent-Gyorgyi che ha scoperto, proprio nel peperone, la fonte dell'acido ascorbico che ha fermato le morti per scorbuto, una malattia che aveva ucciso migliaia di marinai.
Albert Szent-Gyorgyi (1893-1986), figlio di una famiglia colta e benestante, cominciò i suoi studi a Budapest e, dopo un periodo di ricerche all'estero, diventò professore di chimica medica nell'Università di Szeged negli anni trenta del Novecento.
Le ricerche di Szent-Gyorgyi erano concentrate sul meccanismo con cui le cellule viventi "bruciano", con ossigeno, le molecole organiche liberando energia e anidride carbonica, il fenomeno inverso della fotosintesi con cui i vegetali fissano l'anidride carbonica atmosferica "fabbricando" molecole organiche.
Szent-Gyorgyi pensò che l'energia non viene liberata dalla ossidazione del carbonio, ma dall'ossidazione dell'idrogeno presente nelle molecole organiche e che la vita consista in fenomeni, come si dice, di ossido-riduzione catalizzate da speciali enzimi.
 
Studi rivoluzionari per la sua epoca
 
Oggi i biologi sanno molte altre cose su questi meccanismi, ma ai tempi del giovane Szent-Gyorgyi i suoi studi furono rivoluzionari: un ruolo importante nei fenomeni di ossidoriduzione aveva un certo acido esuronico, il quale mostrò anche di possedere la proprietà di curare e di prevenire lo scorbuto.
 
 
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Quando l’arte unisce

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Artissima 2017: ventiquattresima edizione della importante mostra internazionale d’arte contemporanea. Sguardi su artisti provenienti da diverse culture rimescolati e rifusi in un unico popolo, quello dell’arte…
 
Tiziana C. Carena
 
artissima 2017 2Il visitatore di Artissima deve partire da un presupposto: non è la natura dell’esposizione, ma il fatto che qualche cosa sia esposto, cioè sottratta al tempo ordinario, al tempo dell’orologio, a creare l’effetto di sospensione del ritmo ordinario dell’esistenza che costituisce il fascino di ogni esposizione d’arte e di Artissima in particolare.
È possibile dare soltanto un’idea della ricchezza di stimoli interpretativi, su un numero limitatissimo di opere.
È come se l’oggetto d’arte, divenuto tale, si esibisse dandosi, in forma voyeuristica allo spettatore non sempre preparato ad accoglierne il senso.
 
 
 
 
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Alberto Cavaliere, ovvero quando la chimica strappa il sorriso

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Cinquant’anni fa moriva un chimico-poeta che da studente mise in versi l'intero corso di Chimica Generale, passando brillantemente l’esame
 
Giorgio Nebbia
 
 
alberto cavaliere cover Chimica in versiQuasi tutti gli studenti e la maggior parte delle persone credono che “la chimica” sia una cosa astrusa e complicata, o addirittura fonte di veleni e malattie.
Niente di tutto questo: la chimica, anzi, può strappare un sorriso, come dimostra il libro “La chimica in versi”, di Alberto Cavaliere, di cui cadono quest’anno i cinquanta anni dalla morte, a Milano nel 1967, il 7 novembre, proprio di questi giorni, in seguito alle ferite riportate in un incidente stradale.
Alberto Cavaliere era nato a Cittanova (Reggio Calabria) nel 1897, si era laureato in Chimica presso l'Università di Roma e, dopo aver lavorato presso il Ministero dell'Aeronautica come chimico, si trasferì a Milano dove, dopo una breve parentesi di attività professionale, si dedicò alla collaborazione a giornali umoristici e alla scrittura di poesie e racconti che ebbero una certa popolarità.
Cavaliere aveva sposato Fanny Kaufmann, una scultrice ebrea russa che era fuggita dai bolscevichi per incontrare e sposare a Roma un comunista clandestino.
 
Impegno politico
 
Oppositore del fascismo, dopo la Liberazione fu consigliere comunale a Milano e, candidato del Partito Socialista Italiano alla Camera, fu eletto nella seconda legislatura dal 1953 al 1958. 
Le sue ceneri riposano nel Famedio de Cimitero Monumentale di Milano, insieme a quelle del figlio, Alik (1926-1998), scultore, professore di scultura e poi direttore dell’Accademia di Brera a Milano.
Nella prefazione del libro “La chimica in versi” Cavaliere racconta che, in seguito alla bocciatura ad un esame universitario, decise di rendere in versi l'intero corso di Chimica Generale; si ripresentò davanti al docente e cominciò, ad ogni domanda, a sciorinare le sue rime, superando l'esame, davanti al professore dapprima spiazzato poi meravigliato dall'abilità poetica del suo studente.
 
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1799, apre la premiata ditta Bossi

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Il racconto mensile di Giorgio Nebbia: la nascita dell’industria chimica italiana, nella Milano di fine XVIII secolo. E, con lei, della protesta popolare e della lotta contro l’inquinamento
 
Giorgio Nebbia
 
 
Il racconto mensile affianca la rubrica settimanale di Giorgio Nebbia (nella foto)
 
GIORGIO NEBBIAIl viandante che percorre, a Milano, Via Carducci si fermi all’angolo con Corso Magenta; se guarda verso S. Maria delle Grazie e il Palazzo delle Stelline si trova di fronte al sito in cui è nata l’industria chimica italiana e che è stato anche sede di una delle prime contestazioni ecologiche. L’interessante storia è stata raccontata molti anni fa da Valerio Broglia, professore di chimica e storico appassionato, purtroppo scomparso, in due articoli dimenticati pubblicati nella rivista “Chimica”, ormai scomparsa anch’essa, e merita di essere dissepolta dall’oblio.
Alla fine del 1700 una fiorente industria chimica esisteva già in Inghilterra, Francia, Germania. Il processo di produzione dell’acido solforico dallo zolfo e dal salnitro era stato applicato su scala industriale intorno al 1750 in Inghilterra e ben presto erano sorte fabbriche simili in altri paesi europei. L’acido solforico era la materia essenziale per la produzione delle altre merci chimiche importanti. Trattando con acido solforico il sale era possibile ottenere il solfato di sodio e l’acido cloridrico. Dal solfato di sodio, per reazione con idrato di calcio, si otteneva l’idrato di sodio. Ossidando l’acido cloridrico si otteneva cloro. Questi prodotti erano richiesti dall’industria tessile e della carta, per il trattamento dei metalli, per la fabbricazione del vetro e del sapone.
 
Un fervore produttivo
 
Nel 1781 gli industriali inglesi avevano ottenuto l’abolizione dell’imposta sul sale, una pratica fiscale che poteva avere senso in una società agricola e arretrata, ma che ostacolava l’industria chimica che aveva bisogno del sale a basso prezzo come materia prima. Negli altri paesi europei l’imposta sul sale fu abolita poco dopo. In questo fervore produttivo internazionale l’Italia doveva acquistare all’estero i prodotti chimici di cui aveva bisogno e ciò spinse un certo Francesco Bossi a chiedere al governo, nel maggio 1799, l’autorizzazione ad installare una fabbrica di acido solforico e di altri prodotti chimici. In quell’anno Milano e la Lombardia, dopo una temporanea occupazione da parte di Napoleone, erano stati restituiti all’impero austriaco che li occupava dal 1748.
Il procedimento proposto da Bossi consisteva nel bruciare, in un apposito fornello, una miscela di zolfo e salnitro: i gas sviluppati dalla combustione venivano portati a contatto con acqua in una “camera”, una specie di recipiente, di piombo. In un documento del 13 maggio 1800 Bossi descrisse il processo chiedendo anche un monopolio per venti anni per i prodotti ottenuti. La richiesta fu esaminata dal padre Ermenegildo Pini (1742-1819), regio delegato alle miniere, che espresse un parere favorevole in data 30 maggio 1800. Pochi giorni dopo, il 14 giugno, in seguito alla battaglia di Marengo, al governo austriaco successe la Repubblica Italiana.
 
Molto acido, anche da parte delle autorità
 
milano tra napoleone e restaurazioneLa pratica andò avanti col nuovo governo che nominò come perito Antonio Porati (1742-1819), “farmacista in del rion de Porta Ticines”; questi riferì di aver visitato il laboratorio di Bossi e di averlo trovato conforme a quanto descritto “nelle più recenti opere di chimica”. Il vicepresidente della Repubblica Italiana rifiutò però a Bossi il monopolio richiesto, probabilmente per non danneggiare gli interessi dell’industria francese.
Bossi allora chiese un dazio doganale sull’acido solforico importato dalla Francia e un prestito; non ottenne né l’uno né l’altro, ma solo la concessione dell’uso gratuito di alcuni locali dell’ex-convento di San Girolamo, confiscato dallo stato repubblicano e adibito a caserma e ad abitazione. Questo convento di San Girolamo si trovava nei pressi della porta Vercellina - l’attuale incrocio fra Via Carducci e Corso Magenta - lungo il naviglio oggi coperto e dava il nome all’attuale via Carducci. Prima dell’ingresso dei francesi l’edificio era stato un collegio o un seminario dei gesuiti ed è stato distrutto all’inizio del 1900.
Oltre all’acido solforico Bossi produceva anche acido cloridrico, acido nitrico, cloruro di ammonio, solfati di sodio, di potassio, di magnesio e di rame. L’acido nitrico era, fra l’altro, usato per la preparazione delle lastre per la stampa delle monete da parte della Zecca.
 
Anche i gendarmi protestano
 
Ben presto la fabbrica fece sentire la sua presenza con la produzione di fumi e miasmi che provocarono la protesta dei coinquilini e dei gendarmi, ospitati nello stesso convento. È uno dei primi casi di protesta popolare e di lotta contro l’inquinamento dovuto a scorie industriale.
 
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Tecnologie intermedie: il primo passo verso una vita migliore

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Inviare ai paesi poveri gli stessi macchinari che usiamo noi è spesso un fallimento: occorrono tecnologie semplici e appropriate che non contribuiscono alla crescita finanziaria e hanno come fine “soltanto” il benessere dei più poveri. Come spiegavano Gandhi e Schumacher
Giorgio Nebbia
 
grta cesenaTecnica è una parola che usiamo continuamente parlando della fabbricazione e dell’uso degli innumerevoli oggetti che ci circondano: un termine antichissimo e modernissimo. “Tecnica” viene dalla parola “techne” con cui gli antichi greci, oltre duemila anni fa, indicavano l’”arte”, la capacità di fare le cose, le cose utili. Da duecento anni i sociologi discutono il ruolo che la tecnica ha avuto nel modificare, nel bene e nel male, la società, la cultura. Forse l’analisi più approfondita del tema è stata fatta nel 1933 dal sociologo e urbanista americano Lewis Mumford (1895-1990) nel libro “Tecnica e cultura”, tradotto in italiano nel 1961 e ristampato di recente. Per ogni società la tecnica ha differenti significati: a rigore era “tecnica” quella con cui gli egiziani sollevavano enormi blocchi nelle piramidi, l’uso dell’aratro per modificare il suolo da coltivare, il funzionamento delle norie che sollevavano l’acqua nei nostri campi ancora pochi decenni fa. Così come è “tecnica” la possibilità di aumentare il rendimento delle coltivazioni agricole o la costruzione di una bomba atomica, la possibilità di comunicare e di depurare le acque di fogna, di innalzare grattacieli e far parlare televisori e cellulari.
 
Tecnica solo per una minoranza
 
In maniera grossolana si possono considerare diversi livelli della tecnica; noi nel mondo industrializzato grazie alla tecnica possiamo fabbricare e usare frigoriferi e processi di trasformazione e conservazione dei prodotti alimentari, trasportare l’acqua potabile attraverso le montagne, produrre e distribuire elettricità e prodotti petroliferi; ma questo livello della tecnica è accessibile a un paio di miliardi di persone, fra tutti gli abitanti della Terra. Nella stessa Terra vive oltre un miliardo di persone che devono fare chilometri a piedi per procurarsi un po’ d’acqua potabile, che essiccano la carne o la frutta esponendole al sole, che abitano in baracche senza gabinetti.
 
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