Comunicare la scienza e l'innovazione sostenibile, un master a Milano

Un anno di lezioni, esercitazioni, laboratori informatici e multimediali

Sono aperte le iscrizioni per l’edizione 2015-2016 del Master dell’Università Milano-Bicocca che insegna a comunicare la scienza in modo corretto ed efficace e a promuovere la cultura dell’innovazione e della sostenibilità.
Gli studenti progettano e realizzano convegni aperti alla cittadinanza e molti prodotti pubblicati su web (colpodiscienza, MaCSIS, Youtubescienzainrete, clubdante, triwu, moebius - radio24 ecc.), e hanno la possibilità di partecipare alle attività di ricerca teorica e applicata del Centro interuniversitario MaCSIS.
Alla conclusione del Master, dopo aver condotto un progetto formativo (stage di 300 ore presso uno dei partner del Master) e una tesi teorica/sperimentale, vengono attribuiti 60 crediti formativi.
Per informazioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 
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Teatro sì, ma sostenibile

Dal 10 al 19 luglio il festival internazionale del teatro in piazza.
Sant’Arcangelo di Romagna: uno dei più importanti festival teatrali europei punta sull’ambiente.
 
Santarcangelo – Festival Internazionale del Teatro in Piazza con i suoi quarantacinque anni di esistenza ha il privilegio di ricoprire il ruolo di uno degli appuntamenti nazionali e internazionali più all’avanguardia nell’ambito delle arti performative e teatrali, longevità che sottintende anche una forte capacità di rinnovamento artistico e organizzativo in funzione dei cambiamenti dei tempi che hanno accompagnato la sua lunga storia.
È, infatti, il più antico festival italiano dedicato alle arti della scena contemporanea, e uno dei più significativi appuntamenti europei nell’ambito del teatro e della danza.
Nato nel 1971, si è fondato nel segno della dimensione internazionale e del rapporto con la piazza.
 
Impegno per l’ambiente
 
Da alcuni anni Santarcangelo Festival Internazionale del Teatro in Piazza mette a disposizione pratiche sostenibili che fa conoscere al suo pubblico e alla sua comunità. Attraverso l’osservazione lo studio e l’ascolto del territorio, espande la consapevolezza che la questione ambientale e la conservazione del patrimonio naturale può e deve avvenire con il contributo di tutti.
Santarcangelo, insomma, si impegna a essere il luogo in cui la cultura teatrale dialoga e si confronta con le principali questioni che attraversano la sostenibilità di un territorio.
Abbiamo intervistato Chiara Mini, la persona che negli ultimi tre anni ha lavorato affinché tutta l'iniziativa fosse compatibile ecologicamente e sostenibile, con progetti che vanno dall'eliminazione dell'acqua in bottiglia a favore di quella pubblica, l'energia 100% derivante da fonti rinnovabili e certificata, le bici recuperate e messe a disposizione, l'utilizzo del car sharing per raggiungere il festival, il sistema di biglietteria elettronica e l'utilizzo di materiali bioplastici compostabili per il cibo.
 
 
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Corso di giornalismo ambientale Laura Conti, ultimi giorni per iscriversi

Scade il 3 luglio il termine per iscriversi alla XV edizione del Corso EuroMediterraneo di giornalismo ambientale Laura Conti che si tiene per il settimo anno consecutivo nel Campus Universitario di Savona. L’iniziativa si svolge dal 26 ottobre al 4 dicembre e prevede laboratori, borse di studio e un workshop di una settimana in cui si producono servizi giornalistici sulle valenze naturali e sociali, le risorse e le opportunità di sviluppo dell’area.

L’iniziativa è organizzata da Editoriale La Nuova Ecologia in collaborazione con Legambiente e in partenariato con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

 
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Francesco, il papa che non piace alle lobby e a chi le aiuta

Governi e comportamenti: questo il problema centrale. Ma ora la responsabilità passa alla capacità e alla volontà delle migliaia di vescovi e sacerdoti di veicolare il messaggio ai fedeli e alla capacità e la volontà dei fedeli che si riconoscono in Francesco di trarne le conseguenze nei comportamenti quotidiani: di vita, di produzione, di consumi.

di Ugo Leone

 

Solo chi ritiene o riteneva che l’ambiente sia mare, monti, fiumi, laghi, uccellini e stambecchi può stupirsi dell’approccio e dei contenuti della Laudato si’, l’enciclica di Papa Francesco, e del suo concetto di ecologia integrale. Un’enciclica che, intendendo che “tutto è intimamente relazionato” è perfettamente “allineata” (se così posso dire, senza offesa) con l’ambientalismo più attento e moderno.

«Un grande insegnamento – ha scritto Vito Mancuso (Da san Francesco a Francesco “la repubblica” 16 giugno 2015) – è l’interconnessione di tutte le cose su cui il Papa torna più volte (‘tutto è intimamente relazionato’), al fine di comprendere, per fare solo un esempio, che il surriscaldamento del pianeta provoca la migrazione di animali e di vegetali e quindi l’impoverimento di determinati territori e di coloro che li abitano i quali, a loro volta, si trovano costretti a emigrare. Così l’ecologia, da mera preoccupazione per l’ambiente naturale, mostra di essere al contempo cura dell’umanità nel segno ancora una volta dell’ecologia integrale.»

La questione demografica

Se fosse solo questo – ma è molto di più – l’enciclica segnerebbe un’importante svolta. Perché induce alla riflessione e, magari, al ripensamento della ricorrente interpretazione dell’ambiente con l’aggettivazione di naturale. Dimenticando o ignorando che ambiente significa “ciò che sta intorno” e che ciò che ci sta intorno è sempre meno natura e sempre più, soprattutto, città nelle quali vivono almeno 3,8 miliardi di persone che saranno il doppio a fine secolo quando la popolazione terrestre, verosimilmente, toccherà il picco di 9-10 miliardi.

Troppi? La mancanza di questa annotazione circa i problemi derivanti dalla quantità di popolazione e, quindi, della necessità di limitare la crescita demografica, è una delle critiche mosse a Francesco. Anche Mancuso che prima citavo si chiede se sia sostenibile «affermare che ‘la crescita demografica è veramente compatibile con uno sviluppo integrale e sociale’ come scrive il Papa citando un documento ecclesiastico precedente». E ritiene che non lo sia. Personalmente ho sempre ritenuto e ritengo che sia difficile dimostrare scientificamente che siamo troppi, perché bisognerebbe anche correttamente dire troppi “rispetto a…” e questo sarebbe difficilmente dimostrabile. Basta solo osservare che quando Malthus pose questo stesso problema la popolazione terrestre si avviava a toccare il primo miliardo, mentre oggi siamo quasi otto volte di più. Siamo comunque molti e se fossimo di meno sarebbe meglio in quanto molti problemi, anche di quelli sottolineati nell’enciclica sarebbero più facilmente risolvibili. Tuttavia, mi sembra ancora condivisibile l’approccio dell’economista statunitense Lester Thurow: «Se la popolazione mondiale avesse la produttività degli svizzeri, i consumi medi dei cinesi, le inclinazioni egualitarie degli svedesi e la disciplina sociale dei giapponesi, il pianeta Terra potrebbe sopportare una popolazione molte volte maggiore di quella attuale. Se, invece, la popolazione mondiale avesse la produttività del Ciad, i consumi medi degli USA, le inclinazioni egualitarie dell’India e la disciplina sociale dell’ex Jugoslavia, il pianeta Terra non riuscirebbe neppure a sopportare la popolazione attuale».

Stridenti contrasti nella gestione delle risorse

È anche per questo stridente contrasto nella gestione delle risorse che i più poveri subiscono «gli effetti più gravi di tutte le aggressioni ambientali». Per cui, scrive sempre il Papa, si pone la necessità di «cambiare il modello di sviluppo globale» perché «il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi».

Il problema, dunque, non è solo quanti siamo, ma come ci governano e come ci comportiamo.

E non è nemmeno giusto e corretto dire che Francesco ha scritto cose belle e condivisibili, ma non se ne farà niente perché, come ha dichiarato Ettore Gotti Tedeschi, l’economista ex presidente dello IOR, «le lobby sono forti non lo ascolteranno». Né giusta mi sembra la critica mossa da alcuni ascoltatori nella puntata che “Radio tre scienza” ha dedicato all’enciclica il 17 giugno, secondo la quale il Papa avrebbe imbastito una sorta di “armiamoci e partite”. Una vera stupidaggine, l’ha definita Karl-Ludwig Schibel che, insieme con Pietro Greco, partecipava alla trasmissione. Una stupidaggine perché non è il Papa o il segretario delle Nazioni Unite o il presidente degli Stati Uniti a determinare da soli le sorti del pianeta. Ma è la capacità e la volontà delle migliaia di vescovi e sacerdoti di veicolare il messaggio ai fedeli; è la capacità e la volontà del miliardo di fedeli che si riconoscono in Francesco di trarne le conseguenze nei comportamenti quotidiani: di vita, di produzione, di consumi.

Chi aiuta le lobby

Ma, certo, anche tra i fedeli non è proprio questo l’inizio. Basta leggere qualche quotidiano per rendersene conto: Il Giornale e Il Foglio innanzitutto. Quest’ultimo, poi, è rimasto veramente spiazzato dall’enciclica e, coerentemente con le posizioni “negazioniste” circa le responsabilità umane alla base dei mutamenti climatici, il 17 giugno ha pubblicato un articolo a firma (pv) – Da “sarà un’enciclica solo pastorale” al catastrofismo scientifico abbracciato. La curiosa parabola di Laudato si’ – nel quale tra l’altro si legge «ci si permetta un po’ di sorpresa nel leggere come il testo scenda in particolari molto tecnici, e abbracci la tesi del riscaldamento globale incontrollato e causato dall’uomo, e tragga conclusioni che neppure i climatologi dell’ONU hanno tratto (un esempio su tutti: è difficile non mettere in relazione tale riscaldamento globale ‘con l’aumento degli eventi meteorologici estremi’, si legge)».

Allora il problema non sono le lobby che fanno il loro mestiere, ma chi le aiuta veicolando messaggi sempre meno supportabili scientificamente.

 
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Papa Francesco: l’importanza dell’educazione ambientale

Educazione ambientale per “diffondere un nuovo modello riguardo all’essere umano, alla vita, alla società e alla relazione con la natura”

di Mario Salomone

Un intero capitolo (il sesto) dell’enciclica “verde” del pontefice Laudato si’ sulla cura della casa comune è dedicato alla funzione centrale dell’educazione. L’umanità, esorta papa Francesco, prima di tutto deve cambiare.

Si tratta quindi di “educare all’alleanza tra l’umanità e l’ambiente”

Il capitolo, intitolato Educazione e spiritualità ecologica, nota l’evoluzione in corso nell’educazione ambientale che «è andata allargando i suoi obiettivi. Se all’inizio era molto centrata sull’informazione scientifica e sulla presa di coscienza e prevenzione dei rischi ambientali, ora tende a includere una critica dei miti della modernità basati sulla ragione strumentale (individualismo, progresso indefinito, concorrenza, consumismo, mercato senza regole) e anche a recuperare i diversi livelli dell’equilibrio ecologico: quello interiore con se stessi, quello solidale con gli altri, quello naturale con tutti gli esseri viventi, quello spirituale con Dio».

L’educazione deve mirare a una conversione ecologica e «sarà inefficace e i suoi sforzi saranno sterili se non si preoccupa anche di diffondere un nuovo modello riguardo all’essere umano, alla vita, alla società e alla relazione con la natura».

Insomma, anche su questo punto, come negli altri dell’enciclica, papa Francesco si dimostra deciso e lucido.

 
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Sconcertanti le prime pagine dei quotidiani sull’enciclica verde

di Mario Salomone

La presentazione ufficiale dell’enciclica Laudato si’, la guida alla lettura che l’ha accompagnata e le modalità stesse della sua presentazione avrebbero dovuto consentire ai giornali italiani di dare a questo fatto assolutamente storico il dovuto rilievo.

Invece sembra che la grande stampa del nostro paese si sia messa d’accordo per minimizzare, o forse ha la testa altrove: i mass media, purtroppo, semplicemente non hanno ancora capito la gravità della crisi ecologica, le sue connessioni con l’economia, il benessere sociale, le dinamiche geopolitiche e quant’altro. Né hanno capito lo spessore del messaggio lanciato da papa Francesco in nome di tutta la Chiesa Cattolica, che si fa, come dice l’etimologia, veramente “universale”, facendosi carico di come popoli e pianeta possano svilupparsi insieme, in pace, equità, armonia.

La lettura delle prime pagine dei quotidiani del 19 giugno è veramente sconcertante. La Grecia e Mafia capitale dominano quella del Corriere della Sera, come quella del Messaggero, la Repubblica si preoccupa delle conseguenze delle sanzioni a Putin e dà, certo giustamente, spazio alla strage nella chiesa afroamericana, il Giornale riserva al papa un riquadro per difendere le banche, il Sole 24 Ore punta su “come cambiano gli appalti”, anche se, a onor del vero, apre sull’enciclica con uno strillo a tutta pagina.

 
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L’Enciclica "verde" ci richiama a un cambiamento radicale

 
Una nuova alleanza tra l’uomo e la creazione.
Il commento di don Francesco Poli, presidente del Centro di Etica Ambientale

 

Siamo a una svolta nella storia. La nuova enciclica di papa Francesco si presenta come un progetto organico e porta a compimento le profonde riflessioni iniziate da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Il Papa, cogliendo così il legame tra l’ambiente e tutte quelle sfere di governo a livello locale e globale, sa trovare nell’etica la chiave per cambiare la realtà. Ricondurre il lavoro di ogni comunità umana al suo valore sacro; dare soluzioni alla fame nel mondo, cambiare un’economia che non permette ai poveri di comprare il cibo per vivere e slegarla così dalla falsa priorità del profitto, che va a scapito della sua vocazione naturale di servizio per l’uomo.

Nell’Enciclica è interessante notare come la questione ambientale, che in altri ambiti viene trattata partendo dall’inquinamento, dal global warming, ha angoli di osservazione e analisi completamente diversi. È l’uomo il focus della questione. Egli è la causa primaria della crisi ambientale, ma ciò non toglie che rimane centrale il suo compito, quello cui è stato chiamato dal creatore quale custode e responsabile verso ogni creatura a lui affidata.

Pedagogia della solidarietà e della responsabilità

Le parole di Papa Francesco sono da un lato, il richiamo a un cambiamento radicale che passa da una vera conversione; dall’altro… Laudato sì è l’evidente richiamo a S. Francesco e all’intero fine della creazione rivelato nelle Bibbia. Tutte le creature lodano il Creatore per l’abbondanza di doni presenti nella casa comune, che è la terra. Ciò sarà possibile attraverso una pedagogia che conduce a considerare la comunità umana e tutto l’ecosistema come una “famiglia” dove allenarsi alla solidarietà tra le generazioni presenti e le future e al rispetto di ogni forma di vita. Papa Francesco affronta la sfida più importante per l’umanità in modo semplice, dando alla Chiesa il compito di porsi interrogativi, accogliendo e riconoscendo le risposte scientifiche, ma allo stesso tempo vuole favorire una nuova alleanza tra l’uomo e la creazione in cui i valori etici e spirituali del rispetto siano riconosciuti e promossi da tutti. L’ecologia secondo Papa Francesco riporta la chiesa e gli uomini di buona volontà sulla strada tracciata dal poverello d’Assisi, per indicare il cammino di una terra ri-abitata con responsabilità.

 

don Francesco Poli
Presidente Centro di Etica Ambientale
 
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L’enciclica di Papa Francesco: un fatto storico

Un documento di cui parlare molto a lungo, e bene.

L’invito della FIMA al mondo dell’informazione

«L’enciclica di papa Francesco sull’ambiente è un fatto di portata storica che riempie di soddisfazione quanti hanno a cuore il futuro dell’umanità e gli equilibri del pianeta terra», questo il primo commento a caldo di Mario Salomone, presidente della Federazione italiana media ambientali (FIMA), all’enciclica “Laudato si’”. «Tutti i giornalisti e i media ambientali sono invitati a dare una informazione chiara, completa e corretta sui contenuti dell’enciclica – prosegue Mario Salomone - e a far sì che l’attenzione si prolunghi nel tempo, evitando il solito fenomeno della bolla mediatica destinata a esaurirsi nell’arco di pochi giorni».
La Chiesa Cattolica, con il suo miliardo e trecento milioni di aderenti, può essere un formidabile strumento di trasformazione di un modello socio-economico che giustamente il pontefice mette in discussione e in cui pretesa di dominio sulla natura, ingiustizia sociale, illusione di una crescita illimitata sono facce di una visione del mondo che occorre superare.
La “conversione ecologica” (concetto già espresso anni fa da un ambientalista di formazione cattolica come Alexander Langer) cui invita l’enciclica – conclude il presidente della FIMA ‒ merita una copertura giornalistica costante, dibattito e approfondimenti.
La FIMA si impegna a dare il suo contributo, a cominciare dallo spazio sul sito fimaonline.it, che ospiterà interventi sul ruolo e sulle responsabilità dell’informazione ambientale nel fare fronte a questa grande sfida.
 
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COP 21: formazione per giornalisti

Il 23 giugno a Roma seminario organizzato dall’Ambasciata francese e dalla FIMA

 

Martedì 23 giugno 2015, dalle ore 9.30 alle 17.00, alla Ambasciata di Francia in Italia,
Palazzo Farnese, Piazza Farnese 67, Roma, seminario organizzato dalla Fima (la Federazione dei media ambientali) insieme all’Ambasciata di Francia sull’informazione relativa ai cambiamenti climatici.

Il seminario sarà aperto da Catherine Colonna (Ambasciatrice di Francia in Italia) e  Mario Salomone (presidente Fima).

Sono previsti anche gli interventi dei ministri dell'Ambiente italiano (Galletti) e francese (Royal).

Il seminario, che si realizza all’indomani degli Stati generali sui cambiamenti climatici organizzati dal Governo italiano, prevede brevi conferenze, tenute da climatologi, esperti e ricercatori scientifici, giornalisti, rappresentanti istituzionali.

Per l’accredito, inviare un numero di documento di identità con relativa data di scadenza e lo scan della tessera del giornalista o una lettera di accredito della testata, all’indirizzo mail seguente:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Data la ristrettezza dei posti si terrà conto della data di prenotazione.

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Comunità “smart”

Convegno a Roma il 19 e 20 giugno

Roma non è solo “mafia capitale”, ma anche ricerca di resilienza e sostenibilità. Ne è testimonianza il convegno 2015 del Sustainability International Forum (19 e 20 giugno) che ha come titolo “Roma Smart Community” con l’obiettivo di contribuire a una città resiliente e di varare una “Carta di Roma Smart Community”.

Leggi il programma completo

 
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